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MAGGIE. NAPOLI E IL LATTE DEI BAMBINI...

Margaret ThatcherMi è successo spesso di sentir dire che Margaret Thatcher, con la sua azione politica e di governo, avrebbe penalizzato i più deboli. L'immagine retorica è sempre stata quella di una Lady di Ferro che "tolse il latte ai bambini"...

In realtà Maggie non penalizzò per nulla i “più deboli” ma consumò una rivoluzione sostanziale e valoriale nei confronti dei nullafacenti e dei fannulloni e, da quel punto di vista, credo che debba proprio convenirsi, sia dal punto di vista della ricostruzione storica, che in termini di proposizione concettuale e metodologica.

E' legittimo propugnare che lo Stato, allorchè necessario, ed in costanza di determinate condizioni, si faccia carico delle difficoltà dei "più deboli", soprattutto se collegate a quelle condizione di oggettivo disagio scaturenti, ad esempio, dalla perdita involontaria e/o dalla sistemica carenza di un lavoro.

Ma quel principio astratto, quel senso, quell'incanto della solidarietà va poi declinato in concreto, deve assumere contorni equi e sostenibili e deve saper disegnare scenari nuovi, spingendo ad andare oltre, soprattutto nel meridione, anche dandosi il senso della sfida impossibile.

Sono napoletano e mai come a Napoli quel senso va riveduto e corretto! C'è tanta brava gente nella mia terra. Motivo di vanto. Ragione d'orgoglio. Ma c'è anche chi si ispira a valori diversi ed un po' di “Thatcherismo” non farebbe male, anzi...

I cortei dei disoccupati sono un fenomeno ricorrente, ad esempio, e che la carenza di lavoro sia fenomeno reale è fuori dubbio. Eppure, e lo dico con contezza e cognizione di causa essendo un piccolo imprenditore locale, è parimenti evidente come almeno il 70, 75% di quei manifestanti, nella realtà delle cose, non abbia nessuna intenzione di lavorare ma solo quella di continuare ad ottenere sussidi per starsene a casa senza fare nulla e questo è inammissibile.

Gli ammortizzatori sociali, in una società civile, è giusto che ci siano, ma dovrebbero essere comunque funzionali ad uno scambio sinallagmatico tra la "transuente sovvenzione di Stato" e la contropartita moralmente doverosa a favore dell'intera società. Una controprestazione che potrebbe tranquillamente assumere anche la forma dei lavori socialmente utili svolti in regimi di "do ut des", ed anche operando nel terzo settore, nel caso.

E' assurdo, infatti, che ci si debba far carico di certe necessità lasciando la gente a casa: reca danno non soltanto a chi versa nella condizione di oggettivo disagio, ma anche alla stessa società.  E' chiaro che si tratta solo di accenni: la questione è ampia e complessa, soprattutto se si involge anche la ricaduta pratica dei principi e l'articolazione concreta delle risposte.

Ma da qualche parte pur bisogna partire, perchè una destra che propugni la meritocrazia come valore fondante di una sincera scalata sociale, dovrebbe porsele certe questioni. Del resto non si tratta di neglettare quei doveri di solidarietà sociale che qualsivoglia società civile ha l'obbligo morale di perseguire, ma di dare un senso all'impianto complessivo, evitando anche i perigli e le conseguenze dell'alienazione e della stessa esclusione sociale. Proprio come fece Maggie...