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SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO TECNICO. APPUNTI...

scena crimineLa scena del crimine è il luogo in cui è avvenuto un crimine ovvero nel quale possano essere, comunque, reperite le prove del delitto.

Il sopralluogo tecnico è quel complesso di attività, sviluppate sulla scena del crimine, tese ad osservare, raccogliere e fissare tutti gli elementi utili alla ricostruzione del delitto ed all'individuazione del relativo colpevole.

L'esame della scena del crimine, quindi, è finalizzata ad orientare le indagini (in chiave puramente repressiva, ovvero preventiva, nella specie al fine di impedire che il reato venga portato ad ulteriori conseguenze) ovvero a trasformare degli oggettivi elementi di fatto in fonti di prova giuridicamente utilizzabili.

Il Quadro Giuridico – Il quadro giuridico di riferimento è dato gli articoli 244, 348 e 359 del codice di procedura penale che disciplinano le attività del Pubblico Ministero, della Polizia Giudiziaria ed, eventualmente, dei consulenti tecnici per: 1) accertare le tracce e gli altri effetti materiali del reato; 2) ovvero, qualora ciò non sia possibile, descrivere lo stato attuale della scena del crimine e verificare quello preesistente curando, altresì, di individuare modo, tempo e cause delle eventuali modificazioni.

Ed invero, l'ispezione delle persone, dei luoghi e delle cose, di cui all'art. 244 c.p.p., è disposta con decreto motivato quando occorre accertare le tracce e gli altri effetti materiali del reato. Se il reato non ha lasciato tracce o effetti materiali, o se questi sono scomparsi o sono stati cancellati o dispersi, alterati o rimossi, l'autorità giudiziaria descrive lo stato attuale e, in quanto possibile, verifica quello preesistente, curando anche di individuare modo, tempo e cause delle eventuali modificazioni. L'autorità giudiziaria può disporre rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ogni altra operazione tecnica, anche in relazione a sistemi informatici o telematici, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione.

L'art. 348 c.p.p., a sua volta, dispone che “anche successivamente alla comunicazione della notizia di reato, la polizia giudiziaria continua a svolgere le funzioni indicate nell'articolo 55 raccogliendo in specie ogni elemento utile alla ricostruzione del fatto e alla individuazione del colpevole. A tali fini, procede, fra l'altro: a) alla ricerca delle cose e delle tracce pertinenti al reato nonché alla conservazione di esse e dello stato dei luoghi; b) alla ricerca delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti; c) al compimento degli atti previsti dalla “legge processuale”. Dopo l'intervento del pubblico ministero, la polizia giudiziaria compie gli atti a essa specificamente delegati a norma dell'articolo 370, esegue le direttive del pubblico ministero ed inoltre svolge di propria iniziativa, informandone prontamente il pubblico ministero, tutte le altre attività di indagine per accertare i reati ovvero richieste da elementi successivi emersi e assicura le nuove fondi di prova.

La polizia giudiziaria, quando, di propria iniziativa o a seguito di delega del pubblico ministero, compie atti od operazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, può avvalersi di persone idonee le quali non possono rifiutare la propria opera.

L'art. 359 c.p.p., infine, dispone che il Pubblico Ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di consulenti che non possono rifiutare la loro opera, consulente che, previa autorizzazione dello stesso P.M., potrà assistere a singoli atti di indagine.

Caratteristiche del sopralluogo – Volendo immaginare lo sviluppo di un sopralluogo tecnico sulla scorta di un diagramma di flusso, è possibile partire “dall'evento delittuoso", per, poi, procedere al primo intervento, al briefing, al sopralluogo (e, quindi, all'effettuazione degli accertamenti di specie ed alla loro documentazione e repertazione), al debriefing ed, infine, alla formulazione delle ipotesi del caso.

Lo scopo è quello di: 1) individuare la scena primaria del delitto; 2) individuare quelle secondarie; 3) definire le interrelazioni intercorrenti tra scena primaria e scene secondarie; 4) procedere alla focalizzazione dell'iter criminis e dell'eventuale staging.

Il “primo intervento”, soprattutto per effetto delle segnalazioni a favore dei numeri di emergenza, è assicurato da una unità di pronto intervento o di controllo del territorio che avrà cura, allorché necessario, di richiedere l'intervento degli specialisti delle investigazioni scientifiche.

L'intervento in parola è finalizzato ad isolare la scena del crimine (al fine di preservarla in vista delle attività degli specialisti) e ad identificare, compiutamente, tutti i presenti, sia per evitare che eventuali, loro tracce, possano inquinare la scena all'insaputa degli inquirenti, sia per “renderli udibili” in “sede testimoniale”.

Nel primo intervento sono almeno tre gli elementi di criticità, nella specie, l'esigenza di prestare soccorso a chi è – ovvero può – essere ancora in vita (esigenza, comunque, sempre prioritaria); la “situazione ambientale”, particolarmente “fragile” allorché sia posta all'aperto; la gravità dell'evento, anche dal punto di vista emotivo e psicologico.

Fondamentale sarà la perimetrazione della scena del crimine che, nell'individuare e delimitare, sulla scorta di apposito nastro, la “scena primaria” e quelle secondarie, delimiterà anche il perimetro di accesso ed intervento dei soggetti coinvolti nelle stesse attività.

Occorre tenere sempre ben presente che le scene di un crimine, quali “teatro” del fatto oggetto d’indagine, non rappresentano mai qualcosa di statico, di perfettamente definito ed uguale.

Esse, invero, possono essere, innanzitutto, macroscopiche e microscopiche.

Il “primo caso” può essere ben rappresentato dall’ipotesi di un cadavere gettato in un campo con ferite d’arma da fuoco. In tale ipotesi, la scena comprende le ferite, il corpo ed il terreno circostante.

Il “secondo caso”, invece, rimanda ad un angolo di visuale più focalizzato, ad esempio (per continuare con l'ipotesi sopra “tracciata”), alla valutazione delle tracce trovate sul cadavere e dei residui di sparo che circondano la ferita.

Come anticipato, è possibile, altresì, parlare di scena del crimine primaria (nella specie il luogo dove ha avuto origine il primo atto criminale) e di scene secondarie. Si pensi ad un'aggressione mortale avvenuta in una camera d’albergo col cadavere trasportato nel bagagliaio di un’auto per essere sepolto in un luogo isolato (che rappresenterà, per l'effetto, la “scena del crimine secondaria”).

In presenza di scene secondarie, è di fondamentale importanza risalire alla scena primaria del crimine: 1) perché, se la si è voluta nascondere, vuol dire che essa può collegare – in qualche qualche modo – la vittima all’autore del crimine; 2) perché le tracce più utili si trovano sempre sulla scena primaria.

Un’altra tipologia di scena del crimine si basa sulla localizzazione spaziale nella quale verranno identificate scene outdoor e scene indoor (quindi, scene “all'aperto” ovvero al “chiuso”), ognuna delle quali richiederà un approccio diverso, di solito più difficile allorché si tratti di dover operare in spazi aperti, in quanto tali, soggetti al variare delle condizioni climatiche.

“L'ambito accademico”, comunque, non si limita alle suddette classificazioni.

Ed invero, tra le diverse classificazioni delle scene del crimine è possibile ritrovarne altre basate sul tipo di reato commesso (omicidio, rapina, violenza sessuale, etc.), ovvero sulle condizioni di ritrovamento di un luogo, teatro del crimine (organizzate o disorganizzate) ovvero, ancora, sul tipo di comportamento criminale posto in essere (attivo o passivo).

Osservazione e descrizioneL 'osservazione ha una “sua grammatica”. Nella specie, essa va dal generale al particolare, da destra verso sinistra, dal basso verso l'alto.

Di ogni cosa osservata occorre rilevare la sede, la posizione, la direzione, la forma, il colore, l'odore ed ogni altra, eventuale qualità.

La descrizione è il “racconto” scritto di quanto osservato a beneficio di altri soggetti ed in momenti diversi. Essa dovrà contenere anche l'indicazione della posizione di chi descrive, la data, il luogo e l'ora del sopralluogo, le generalità degli operatori e del coordinatore del gruppo di lavoro.

Osservazione e descrizione ci offriranno i particolari ed i dettagli, l'analisi intermedia ed, ovviamente, il “quadro di insieme”.

Esse costituiscono il fulcro del verbale di sopralluogo che, completo degli elementi descrittivi e corredato dei rilievi planimetrici e fotografici, è destinato a “rivivere” in altri ambiti, spaziali, temporali e di “giudizio”.

Anzi, tenendo conto del fatto che la scena del crimine, una volta concluso il sopralluogo, verrà necessariamente alterata e modificata, è fondamentale che il verbale sia concepito, sin da''inizio, in guisa orinata ed organica in modo da consentire che possa essere compreso senza fraintendimenti e senza equivoci anche ad anni di distanza, da parte di coloro i quali non hanno avuto modo di vedere la scena del crimine.

I rilievi planimetrici e fotografici sono due modi tecnicamente diversi per rappresentare e documentare la realtà già oggetto di descrizione. Ogni rilievo, pertanto, dovrà trovare puntuale riscontro negli altri due e, dal punto di vista metodologico, dovranno essere eseguiti seguendo lo stesso ordine logico seguito nella descrizione.

Nei rilievi planimetrici, decisiva importanza avranno le misurazioni ma, anche, le video-riprese che, non solo consentiranno di restituire spazialità e tridimensionalità alla ricostruzione, ma documenteranno le fasi del sopralluogo per aumentarne l'oggettività soprattutto in “chiave” di suo utilizzo in sede processuale.

Ricerca e repertazione delle tracce – I reperti possono dimostrare che è stato commesso un reato; collegare un sospetto alla vittima o al luogo del crimine; stabilire l'identità delle persone che hanno commesso il reato; stabilire la dinamica dell'evento; scagionare un innocente; confermare le deposizioni della vittima o di un teste; indurre il sospettato a fare ammissioni ovvero a confessare.

Fondamentale, come dimostrato da un caso giudiziario che ha fatto oltremodo clamore nel nostro Paese – quello di Meredith Kercher, tanto per intenderci – è la catena di custodia dei reperti che dovrà esplicitare, in modo chiaro ed incontrovertibile, tra l'altro: 1) chi è entrato in contatto col reperto; 2) in che tempi ed in quali circostanze tale contatto sia avvenuto; 3) quali, eventuali modifiche siano state apportate.

Lo Staging – Geberth, Douglas e Munn hanno definito lo staging come l'intenzionale alterazione di un crimine o della scena di un crimine nel tentativo di depistare gli investigatori e vanificare il processo di giustizia criminale.

In merito alle motivazioni comuni associate ai crimini inscenati, si individuano, l'avidità, quale intenso desiderio di denaro o di averi; la rabbia vendicativa, che definisce e sostanzia un forte sentimento di ostilità commisto al desiderio di castigo; il desiderio di attenzione, movente abitualmente associato alle false accuse di aggressione sessuale. Per lo staging, il movente è, in definitiva, quello di sviare la polizia al fine di indurla a credere che qualcuno, eccetto la pseudo-vittima, sia il responsabile; il Game playing che, quale motivo meno comune, si osserva soltanto nei casi di suicidio o di omicidio (per es. far sembrare un suicidio quello che, in realtà, è stato un omicidio). Nel caso di specie, il movente è dato dalla volontà di provare a sviare la polizia in merito allo stesso modo in cui è avvenuto l'evento morte; altro. Trattasi dei rari casi in cui l'investigatore potrebbe riscontrare che il movente dell'azione originaria non corrisponde a nessuno dei predetti, quattro motivi sopra esplicitati.

In merito alla scena del crimine, le ragioni essenziali dello staging sono due: l'autoconservazione e l'imbarazzo-vergogna.

Nel primo caso si consuma quel motivo a cui si sono riferiti Douglas e Munn allorché hanno scritto “depistare le indagini lontano dal sospetto più logico”. Nei casi in parola, insomma, il criminale di tipo staging, essendo interessato a proteggere la propria identità ed al fine, quindi, di deviare l'attenzione da se stesso per indirizzarla “altrove”, altererà la scena del crimine, i vestiti o il corpo della vittima.

Nel secondo caso, invece, siamo in presenza di un movente più altruista (del primo caso) perché il criminale che ha organizzato lo staging ha cercato, o sta cercando, di dare alla vittima dell'azione criminosa una certa dignità e/o di consentire alla sua famiglia di ricordarla in guisa più dignitosa di quanto l'originale scena del crimine non permetta. E' d'uopo osservare che in alcuni casi l'autore dello staging riordina la scena a cagione del proprio senso di imbarazzo o timidezza. Questi tipi di criminali, invero, ancorché possano esserlo anche rispetto alla vittima, sono innanzitutto – e principalmente – imbarazzati per se stessi.