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LA BUONA DESTRA DI FILIPPO ROSSI. UNA RIFLESSIONE...

LA BUONA DESTRA DI FILIPPO ROSSI. UNA RIFLESSIONE...

Oggi farò una cosa del tutto nuova per me: vi "parlerò" dell'ultimo libro scritta da Filippo Rossi. Una premessa è obbligatoria! È difficile, è complicatissimo scrivere e parlare di un libro...

LA BUONA DESTRA DI FILIPPO ROSSI. UNA RIFLESSIONE...

locandinaOggi farò una cosa del tutto nuova per me: vi "parlerò" dell'ultimo libro scritta da Filippo Rossi.

Una premessa è obbligatoria! È difficile, è complicatissimo scrivere e parlare di un libro evitando di “svelare il mistero” che gli appartiene; il messaggio che vuole diffondere; la ragione e la passione che lo sostengono.

Bisogna dire e non dire. “Accentare” qua e la, ma la “melodia”, quella proprio non la puoi anticipare perché spetta al suo “compositore suonarla” per la prima volta.

Dirò poche cose, quindi, e lo farò “a modo mio”, partendo da un dato esperenziale squisitamente personale.

È dalla nascita dell’allora PDL che ho iniziato a sentirmi “politicamente orfano”. Il giorno prima esisteva Alleanza Nazionale ed avevo un determinato Leader. Il giorno dopo, da cittadino, da elettore, mi sono ritrovato sotto una diversa bandiera e con un Leader che non avevo votato.

In quel preciso momento mi sentii tradito; iniziai a “sentirmi” nuovamente solo, anche se non lo immaginavo nemmeno lontanamente che si trattasse soltanto dell’inizio di un processo destinato a diventare sempre più greve, involuto ed involutivo. La nascita di FLI aveva riacceso qualche speranza, ma quel filo, quel discorso, quella orgogliosa storia di appartenenza e passione si erano comunque smarriti.

Una comunità, un intero mondo, un intero popolo si erano frantumati, dilaniati dalle varie correnti di pensiero che lo avevano composto e che fino a quel momento, una sintesi di spessore, erano pur riusciti a farla.

Gli amici diventarono nemici. I principi della rivoluzione di annacquarono sempre di più. Le distanze diventarono sempre più dirompenti. La “destra proiettata verso il futuro”, quella capace di camminare nel buio più profondo pur di cercare la luce”, non c’era più.

Oggi, di quella storia, non è rimasto quasi più nulla. Quella destra ha tradito se stessa, i valori nei quali credeva, le speranze, i sogni e le aspettative di un intero popolo.

Oggi è deriva sempre più greve. Politica degli slogan e degli spot. Politica del contingente, del cavalcare i sondaggi, dell’orientare la propria “azione” e la propria propaganda secondo la convenienza del momento.

Oggi, la destra è veramente brutta. Declina un conservatorismo bieco e sterile. Si è data funzioni, principi e valori che nemmeno un “folle” nel pieno della più devastante follia accetterebbe. Prova a guidare il “suo popolo” senza farlo ragionare. Lo comanda. Lo confonde e fino al punto da fargli ritenere ammissibile “dedicare” il “decreto sicurezza bis” alla “Vergine Madre di nostro Signore”.

Fino a qualche settimana fa pensavo di essere uno dei pochi folli a pensarle tutte queste cose. Poi, la chiamata di un’amica. La lettura di un libro. Non ero più solo!

La "Destra Italiana" non è soltanto quella della Lega, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia. Quelle cavalcano l’attuale scenario politico, ma v’è ben altro nel cuore pulsante della società civile. Qualcosa che “l’elite” ha il compito, non soltanto di far emergere dal “silenzio della rassegnazione”, ma di portare avanti per ridare voce, speranza e rappresentanza a chi non sogna più.

Una nuova, incendiaria Destra Repubblicana, Europeista, della Terra dei Padri e della Patria dei figli, liberale, solidale e laica.

Una “destra degli eroi e dell’eroismo”: quella che va incontro a chi soffre e che non lo immagina nemmeno lontanamente di poter sparare sul barcone di esseri umani disperati.

Una destra capace di esprimersi con umanità, con educazione, con gentilezza, con parole e concetti “di luce”, incarnando tutta la sofferta storia di un popolo ancora in cerca di emancipazione da se stesso e che potrebbe fare ancora grandi cose.

È un bel libro quello scritto da Filippo Rossi. Ha un tocco leggero nella forma, ma “forte” nel contenuto. Una “cosa bella”! Io, lo leggerei...

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