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E' TEMPO PER GLI

E' TEMPO PER GLI "EROI"...

Il nostro Paese è sempre stato lacerato, e profondamente, purtroppo, dalle più varie contrapposizioni, sia tra gli individui singolarmente dati, che tra i relativi gruppi di appartenenza. Fascino...

OLTRE IL DESERTO...

OLTRE IL DESERTO...

E' proprio brutta l'attuale fase politica... Per la verità lo è da diversi anni, ma "oggi", dalle ultime elezioni politiche, insomma, mi sembra tutto molto più assurdo ed inaccettabile. Ogni...

L'INACCETTABILITA' DEL

L'INACCETTABILITA' DEL "FINE PROCESSO MAI!"

“Ad ogni azione corrisponderà sempre una reazione”. Ad ogni forma, ad ogni volizione, ad ogni atto sostanziante, espressione dell’esercizio di un potere, pubblico o privato che esso sia,...

LA BUONA DESTRA DI FILIPPO ROSSI. UNA RIFLESSIONE...

LA BUONA DESTRA DI FILIPPO ROSSI. UNA RIFLESSIONE...

Oggi farò una cosa del tutto nuova per me: vi "parlerò" dell'ultimo libro scritta da Filippo Rossi. Una premessa è obbligatoria! È difficile, è complicatissimo scrivere e parlare di un libro...

LA TERRA DEI PADRI. LA PATRIA DEI FIGLI...

pittoreHo letto una recentissima intervista a Marcello Veneziani sempre più impegnato nella salvaguardia dell’azione politica dei Conservatori...

«L’Italia ha bisogno di conservazione ma, ancora di più, ha bisogno di chi sappia conservare. È questo il messaggio che è emerso da “L’Italia dei conservatori” evento voluto e organizzato da Nazione Futura»: così si legge nella parte introduttiva dell’articolo/intervista in parola...

Ed ancora ancora... «I conservatori servono a conservare, cioè a salvaguardare la memoria, il patrimonio artistico, ambientale e letterario di un Paese. I conservatori servono a porre l’attenzione sulla salvaguardia di ciò che io chiamo la gioia durevole delle cose: i principi che restano, la continuità tra le generazioni, i valori che non tramontano, la continuità tra passato, presente e futuro. I conservatori hanno una doppia funzionalità, sia pratica che teorica”...»
Un primo dato va sottolineato ed anche a più riprese: i presunti attivisti del neo-conservatorismo Italiano, a ben vedere, non sono altro che gli stessi teorici del Sovranismo.

Non c’è nulla di male nel sostenere l’idea del Sovranismo: è un modo come un altro per darsi un tono, per dare l’idea di battersi per qualcosa di solido, anche se è pur sempre necessario stabilire fino a che punto ci sia onestà intellettuale in una data posizione...

Si “invoca il popolo sovrano”; si attacca l’Europa che vorrebbe ridurre la sovranità degli Stati-Nazione a mero “cagnolino scodinzolante” del potere Comunitario; si dipinge uno scenario di presunta conquista da parte dei “nuovi Italiani” (o presunti tali) ed il gioco è fatto. Dal punto di vista del marketing politico tutto fa brodo.

Potrebbe far brodo anche immaginare che senza una “politica dei conservatori” non ci sarebbe chi si batterebbe per “salvaguardare la memoria, il patrimonio artistico, ambientale e letterario di un Paese” assicurando la continuità “spirituale tra le varie generazioni”.

L’esigenza c’è. Esiste. È reale. Ma immaginare che sia prerogativa soltanto dei conservatori - che, per ciò stesso, sarebbero necessari - non mi sembrerebbe corretto.

Ogni Paese ha la sua storia e la sua dimensione filosofico-culturale. Ogni Paese ha l’assoluta necessità di tramandare la storia dei “padri” proiettandola nel presente dei “propri figli”. Ogni Paese, però, è anche tutto ciò verso cui si indirizza.

Conoscere la storia, saper ricostruire nel miglior modo possibile, fatti, accadimenti e personaggi, non è la mera conservazione statica del passato ma, per chi ne è davvero capace, una riflessione profonda sulla stessa umanità in movimento; una riflessione che sarà davvero meritevole soltanto se sorretta dal coraggio di andare avanti, non per dimenticare la lezione dei padri ma per portarla avanti, cercando di perfezionarla...

Non “ho fede” nel Sovranismo, ed ancor meno nel Conservatorismo fine a se stesso.

“Panta rei”, diceva un filosofo... Il mondo è un continuo divenire. Cambiano le regole del gioco. La scienza fa scoperte sempre più rivoluzionarie. Gli stessi assiomi di un tempo vengono travolti dallo studio attento di scienziati che non si fermano all’apparenza pur di trovare la scaturigine ultima di fenomeni che, per quanto siano stati sempre vissuti come “dato scontato”, a ben vedere, tutto sono tranne che quello...

È un dovere conservare la propria storia ed anche la propria identità: noi siamo il riflesso della nostra educazione, dei valori che ci hanno insegnato e tramandato. Siamo i figli di ciò che ci ha preceduto. Ma, oltre a quello, siamo anche “i pittori (potenziali) del nuovo mondo”. Possiamo colorare le città, scrivere storie nuove, immaginare nuovi contesti e nuovi scenari. La storia, insomma, siamo chiamati addirittura a farla...

Sono un Napoletano. Forse, per “vocazione naturale”, uno dei tantissimi soggetti tenacemente attaccati alla propria storia ed alla propria identità. Ma nella bellezza di questa terra baciata dal sole, non c’è soltanto “conservazione” di una bellezza unica al mondo: c’è anche voglia di avvenire e, con essa, una “vulcanica voglia dell’ignoto”.

Ci sarebbero da scrivere fiumi di parole sui concetti di Patria, Nazione, identità nazionale ed uguaglianza. E lo si potrebbe fare sia da “sinistra” che da “destra”.

Anzi, sarebbe più corretto dire che lo si potrebbe fare da variegate posizioni, sia di sinistra che di destra. Per ora, mi limiterò a riprodurre un “pezzo” che ho letto sui social...

Nessuno possiede la verità assoluta. Nessuno! Proprio per questo, battersi democraticamente per la propria idea non sarà mai un delitto, a condizione di non ignorare le conquiste scientifiche per ridurre il tutto ad una mera lettura religiosa della vita che è sì legittima, ma non più di chi immagina e propugna che lo Stato debba agire laicamente, senza imporre nessun credo, nessuna divisione inaccettabile tra le persone, ed ancor meno l’odio tra i popoli...

A seguire un post scritto da Federico Asborno (almeno così ho letto in rete) reperito nella “piazza social”. Che ognuno ne tragga le conseguenze che riterrà più adeguate...

“IO SONO GIORGIA, SONO UNA DONNA, SONO UNA MADRE, SONO CRISTIANA… GIORGIA!”
- Ragazzi, cosa state cantando?
- Ma niente prof, c’è ‘sto video che gira e…
- Sì, sì, l’ho visto.
- L’ha visto!?
- Non vivo su Saturno, miei cari.
- E le piace?
- E a voi piace?
- Palese, ti entra in testa subito.
- Già. Ma quello che dice lo avete capito?
- Boh, c’è una che dice che è Giorgia.
- E il resto del testo?
- …
- Lo sapete a memoria?
- Palese, prof.
- Avanti allora.
- “È il gioco del pensiero unico: ci devono togliere tutto quello che siamo perché quando non avremo più un’identità e non avremo più radici noi saremo privi di consapevolezza e incapaci di difendere i nostri diritti. Vogliono che siamo genitore 1, genitore 2, genitore 1, genitore 2” e poi riparte il ritornello “IO SONO GIORGIAA…”.
- Oook, ok. Non mi spiego come possiate sapere a memoria tutta questa mappazza, ma non vi riesca di studiare tre date in croce, ma a parte questo, lo avete capito il testo?
- (scuotono la testa)
- Tornate in classe, su.
- Ma prof, che abbiamo fatto?
- Niente, è che è finito l’intervallo e dobbiamo fare una analisi del testo.
- Nooo prof la prego.
- Sono irremovibile. Shadi e Matteo, anche voi, forza.
- Ma su cosa la facciamo l’analisi?
- La canzone di Giorgia
- Cosa?! Oooh raga zitti che ci spiega “Io sono Giorgia”!
- Spiega “Io sono Giorgia”…?
- Palese!… oooh freeeh, taci un po’. Ssssst!

Silenzio assoluto.

- Bene ragazzi, dopo aver trascritto il testo alla lavagna perché non proviamo ad analizzarlo? Dopotutto è importante che voi sappiate ciò che andate ripetendo. Cominciamo dai primi versi: “io sono Giorgia”, “sono una donna”, “sono una madre” e “sono cristiana”. Cosa sta cercando di dirci l’autrice?
- Beh, chi è, cosa è, quello in cui crede…
- Sì, ma andiamo oltre, perché in realtà in questo incipit c’è già tutto: prendiamo i sostantivi “donna”, “madre” e “cristiana”. Giorgia ci sta dicendo come lei vede il mondo, quello che per lei è giusto e dunque quello che per lei è sbagliato. Ci siete?
- No prof.
- Ok, sentite: Giorgia dice di essere una donna, giusto? Ma Giorgia è una donna cristiana e in quanto donna cristiana considera un vanto l’essere diventata madre. Fin qui nulla di male, no? Tutto torna. Ma qual è il rovescio della medaglia? Mettiamo caso che io sia una donna e ascoltassi questa canzone. E se non fossi cristiana? O se fossi una donna cristiana che non prova il desiderio di diventare madre? O se addirittura io fossi una donna che non ha tutta questa certezza di sentirsi donna nello stesso modo in cui lo intende Giorgia. E se mi fossi innamorata di un’altra ragazza, fossi felice e realizzata con un’altra ragazza, come mi vedrebbe Giorgia? Quale sarebbe la sua opinione su di me? Attenzione, non sto dicendo che ci sia qualcosa di sbagliato nell’essere “donna”, “madre” e “cristiana” al modo in cui lo intende Giorgia, dico che il problema sono tutti gli altri, gli esclusi, quelli che rimangono fuori. Adesso immaginate quanto è rassicurante per Giorgia erigere una palizzata e dire che chi sta dentro il recinto è a posto. In questo modo fa sentire al sicuro un sacco di persone che un po’ le somigliano, per un verso o per l’altro, ma soprattutto indica indirettamente a queste quali sono le persone che non vanno. Quelle con cui prenderserla, a cui addossare le colpe. Tutti quelli che restano fuori dal suo recinto di “donna”, “madre” e “cristiana” diventano improvvisamente sbagliati. E ce lo dice nei versi seguenti: Giorgia calca la mano su parole come “identità”, “radici” e “diritti”, parole bellissime, importantissime, parole per cui si è sparso sangue, si è sceso in piazza a protestare, si sono scritti libri e si sono cantate canzoni. Ma non al modo in cui lo intende Giorgia. Ve lo dimostro: Lucia, cosa intendi tu per “identità”, “radici” e “diritti”?
- Mmm… i miei diritti, le mie radici e i miei diritti.
- Ottimo.
- Matteo?
- Boh, lo stesso.
- Luca?
- Anche io.
- Bene, e non pensate che dopotutto la vostra identità, le vostre radici e i vostri diritti siano molto simili tra di loro?
- Boh, più o meno. Non tutti.
- Shadi, cosa ne pensi?
- La penso come loro.
- Parliamo delle tue radici: tu vieni dal Bangladesh, giusto?
- Sì, ma che c’entra?
- Ti sembra giusto dire che le tue radici sono le stesse di Lucia, Matteo e Luca?
- Non proprio.
- Già. Ma qui arriviamo al punto: sentite che negli ultimi versi c’è un “loro” ricorrente? Un “loro” sottinteso che fa da soggetto ai due verbi principali? Chi sono questi “loro” con cui Giorgia ce l’ha tanto? Mmm? Idee?
- …
- Beh, visto che Giorgia si sta rivolgendo agli italiani è come se stesse dicendo che persone come te, Shadi, che hanno radici e identità a volte molto diverse dalle nostre, stanno cercando di sostituire le nostre radici con le loro, in modo tale da anestetizzarci per poi controllarci. Prendere il nostro posto.

Risata generale.

- Fa ridere, vero? Eppure Giorgia e i suoi amici stanno avendo un sacco di successo dicendo cose del genere.
- Prof, ma cosa significa “genitore 1 e 2”?
- È un modo un po’ ridicolo per non far sentire troppo diverse quelle famiglie in cui ci sono due mamme o due papà.
- Capito.
- E avete capito anche che cos’è che vuole Giorgia, alla fine dei conti?
- No prof, ma ho capito che secondo lei c’è un “noi” e un “loro”. Io sarei con il “noi”, e Shadi con “loro”.
- Detto in modo grossolano, ma sì, è così.
- E Shadi starebbe mettendo a rischio il “noi”.
- Non solo Shadi, ma tutti coloro che non sono uguali al “noi” che intende Giorgia, un “noi” che non esiste, che non può esistere, che si contraddice non appena le persone parlano ed esprimono la loro splendida diversità, non necessariamente gli stranieri e basta… Matteo, la smetti di parlottare con Shadi?
- Dicevo solo che nel mio “noi” ci sta anche Shadi prof. Ci stai anche tu freh, palese.”

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