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FACCIAMOLO BENE, PERO'...

nodi2Con la “rincorsa verso il centro”, sta sempre più ritornando di moda parlare di Cristianesimo, di Cristianità e della cultura che dovrebbe attingere, che dovrebbe ispirarsi al Vangelo per riscrivere pagine di “amore” e di “misericordia”.

Si, ma di quale amore stiamo parlando? A quale misericordia si allude? A quella che giubila per gli spot dei porti chiusi o dell’invito a sparare ai barconi degli immigrati che cercano rifugio e speranza in Europa? A quella della triade “Signore, Patria e Famiglia per negare pari dignità a tutto ciò che ne rappresenta cultura, visione e bisogno, anzi, bisogni alternativi?

Se proprio il riferimento fosse necessario, io parlerei di “misericordia” in senso ampio e nobile. Di accettazione e di doveroso riconoscimento della pari dignità per tutto ciò che possa essere considerato - che sia, anzi - espressione dell’uomo, dei suoi bisogni e delle sue necessità.

Non si possono costringere le persone a vivere secondo uno schema fisso e predeterminato additando come il male assoluto tutto ciò che vi si allontani.

Non si possono piegare le vite delle persone, le loro sofferenze, il loro dolore (come avviene per i malati terminali, per esempio) e le loro stesse speranze, ad un unico modello e paramento di “giudizio”.

Anzi, che a giudicare siano i preti ed i giudici: l’uomo sia incarnazione e latore di valutazioni serene, armoniose, laiche e di rispettosa libertà!

Se la virtù riposa nel giusto mezzo tra due estremi, e allora essa riposerà anche, e soprattutto, nella rivoluzionaria sfida sottesa al raggiungimento del miglior equilibrio possibile tra tutto ciò che è politicamente, sia “corretto” che “scorretto”.

Le parole sono espressione dei concetti e delle idee. Le parole sono lo strumento per trasmettere sogni e speranze. Il mondo va avanti: costringerlo nei meandri di una lettura monocorde sarebbe, è, e sarà sempre, il peggiore degli errori...