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"COLPEVOLISTI" E "GARANTISTI"...

inquisizioneQuando accadono certe cose – il riferimento è alla brutale scomparsa di Mario, il Carabiniere finito durante il proprio servizio, ed al successivo arresto dei relativi autori, ivi compresa la pubblicazione del ragazzo americano, ammanettato e bendato, durante il relativo interrogatorio – le divisioni e le contrapposizioni tra “colpevolisti” e “garantisti” saranno (quasi) sempre inevitabili, purtroppo.

L’equilibrio, la misura ed il buon senso perderanno quasi sempre efficacia per cedere il passo all’emotività ed ai giudizi più o meno sommari.

Quando viene brutalmente spenta una vita è naturale indignarsi, provare dolore, nutrite rabbia e chiedere la punizione dell’autore del fatto. Anzi, guai se non fosse così!

Ma è proprio qui che si gioca la grande sfida inerente l’autentica sostanza, “l’in sè”, di una collettività, in generale, e di un popolo, in particolare... Come la consumiamo questa “voglia di giustizia”? Ci affidiamo alla “giustizia”, ai “processi sommari”, ivi compresi quelli celebrati dai vari “commentatori” (più o meno accreditabili come “intellettuali” e/o “intellettualoidi”) o ci affidano alla legge ed agli organi all’uopo preposti per accettare, fino in fondo, i principi filosofici, prima, e giuridici, poi, di quella che, almeno formalmente, sarebbe ancora la “culla del diritto”?

Pur in presenza di una confessione e di “prove” ritenute “schiaccianti”, chiunque entri in un’aula di giustizia, anzi, chiunque venga sottoposto a procedimento penale, si presumerà sempre innocente perché la prova, tutte le prove, ivi comprese quelle ritenute “schiaccianti”, si formeranno nel contraddittorio tra le parti, innanzi ad un giudice terzo ed imparziale.

Le deroghe al principio esistono (si pensi agli accertamenti tecnici urgenti non ripetibili, alle ipotesi di subornazione dei testimoni ed alle letture consentite), ma sono eccezionali ed operative soltanto a determinate, tassative, condizioni che, peraltro, comunque non escludono (per intero) la necessitata interlocuzione tra le parti.

L’affermazione o meno della responsabilità penale dell’imputato (non dell’indagato, ma dell’imputato!), insomma, sarà “frutto” di un iter lungo e meditato perché, prima di ogni cosa, bisognerà ricostruire il fatto materialmente accaduto ed in tutte le sue “sfumature”, sia oggettive che soggettive; poi si dovrà procedere alla sua qualificazione giuridica; quindi si procederà alla verificazione della sussistenza degli elementi giuridicamente rilevanti per l’affermazione, o meno, della specifica responsabilità a cagione di quella determinata “sussunzione”.

E non basterà farlo una volta soltanto, perché, allorquando richiesto, potrà consumarsi un secondo giudizio di merito, un conclusivo giudizio di legittimità e, allorché sostenuto da specifica elementi giuridicamente dati, finanche la revisione della stessa sentenza di condanna.

Innanzi alla legge, insomma, non dovrebbero proprio concepirsi, né “perbenisti”, né “angeli vendicatori”.

Le regole rappresentano, sono, e saranno sempre, una forma di garanzia. Anzi, sono “la garanzia”! Stabiliscono le aree di libertà e quelle di “costrizione”. Impongono limiti ma anche spazi di libertà incontrovertibili. Renderle “flessibili”, renderle “cedevoli” all’emotività, tutto sarebbe tranne che sinonimo di civiltà!

Chi ha sbagliato è giusto che paghi, ma nei modi di legge ed a seguito di un iter processuale debitamente celebratosi.

La “Santa inquisizione” non c’è più! Non c’è più nemmeno il “regime totalmente inquisitorio”. Nel bene e nel male, viviamo in un diverso contesto e dovremmo esserne degni, fino in fondo...

Indignarsi e “provare dolore”, “ci sta”, è legittimo ed anche “sacrosanto”. Chiedere che venga fatta giustizia, anche.

Poi, però, bisognerà lasciare spazio alla razionalità, soprattutto nell’adempimento del proprio dovere, “istituzionale”, “funzionale”, ma anche di “mero cittadino”, perché l’Occidente (per quanto filosoficamente relativo possa appalesarsi questo concetto) non è mai “stato barbaro”: i “barbari”, li ha sempre combattuti, con la “spada” ma anche, e soprattutto, a “colpi di cultura e di civiltà”...

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