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UNA SCELTA DI "DIRITTO UNIVERSALE"...

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CONTE: FIDUCIA "A SCATOLA CHIUSA!"

In tutta onestà, il discorso programmatico del Presidente Conte (propedeutico al dibattito, prima, ed al voto di fiducia, poi) al Senato – e alludo sia a quello iniziale, che alla successiva...

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MI SA CHE E' UN "PACCO"...

salvini-di-maio-murale-01La politica ci sta sempre più propinando la retorica del nulla e delle frasi roboanti: quelle, cioè, prive di sostanza vera, almeno dal punto di vista delle "idee innovative ed istituzionalmente, sia sostenibili, che accettabili".

Sono settimane, infatti, che Salvini, da una parte, e Di Maio, dall'altra, stanno provando a venderci "il pacco" della "Terza Repubblica"; del "governo del cambiamento" e del "contratto di governo": come se il popolo fosse davvero incline a "bersi tutto ed il contrario di tutto".

Ma il "delirio" dell'essere ad un "passo dal potere" sembra essere più forte di tutto, comunque.

I due leaderini, invero, continuano ad atteggiarsi come i "padroni", come le "prime donne" assolute della scena.

Scrivono varie bozze di contratto.

Vanno da Mattarella e gli portano "la lista della spesa".

Chiedono di poter partire con la loro ipotesi di "spartizione del potere" anche in presenza di critiche generali e generalizzate.

Facciamo finta che le idee, almeno per un momento, non siano davvero importartanti (o, meglio ancora, aspettiamo almeno di leggerle quelle proposte di merito prima di commentarle: sarebbe poco serio ragionare soltanto sul sentito dire o sui meri "schieramenti in gioco"), e concentriamoci sul "metodo".

Diciamoci la verità: quello tra Lega e M5S non è un contratto vero e proprio, ma un accordo politico per la spartizione del potere finalisticamente orientato, con indicazione delle specifiche finalità - sia generali che di dettaglio - e degli "equlibri fisici" del relativo "gruppo di gestione".

Un "mero accordo", quindi, e per nulla vincolante, né per il Presidente della Repubblica (che potrebbe chiaramente prescinderne, spettando a lui, non una mera azione di ratifica dell'operato altrui, ma una pregnante azione di impulso e coordinamento Istituzionale), né per lo stesso Parlamento (che potrebbe serenamente non votare nessuna fiducia).

Il che cozza parecchio con l'idea di un atto col quale si starebbe facendo la storia.

Ma, oggi, le cose sembrano andare avanti "così": nell'era della comunicazione "veloce" - e molto poco ragionata, soprattutto da parte di buona parte dei relativi destinatari - gli "hashtag" rischiano di travolgere tutto, ivi compresa la serietà.

A Napoli, tutte le volte in cui si assiste ad una condotta "approssimativa" e/o "poco corretta" dal punto di vista del rispetto delle previste e dovute "dinamiche", siamo soliti dire che "'a carta 'e musica è juta a fernì 'mano 'e cecati" (che lo sparito è finito nelle mani di chi non sa leggerlo, insomma).

Nel caso di specie, comunque, le "esuberanti forzature giovanili" sul metodo potrebbero drammaticamente portare finanche a ripensarla quella frase, perché ho la sensazione che i due leaderini, non solo non sappiano leggere, ma siano anche "sordi".

Non ci facciamo fregare, quindi. Teniamo (idealmente e concettualmente) duro e rispediamo il "pacco" al "mittente": le regole sono regole e nessuno mai potrà prescinderne. "La legge, è legge", insomma, e quel principio... Quello sì che "ha fatto" la storia...

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Il "laboratorio" politico e sociale per una nuova stagione di idee...

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