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Con riferimento a quest'ultima, va subito precisato che sono diverse le variabili utilizzabili nella relativa verifica. Una di esse si sostanzia, proprio, nella cd. “teoria economica” per spiegare la quale può essere utile prendere le mosse da un determinato punto di domanda: “i numeri definiscono la realtà in modo preciso e puntuale oppure essa dipende da come gli stessi vengono interpretati?”

Prendiamo, ad esempio, la tabella riportante la relazione tra l'aumento “dell'aliquota legale marginale dell'imposta sui redditi delle persone fisiche” e “l'offerta di lavoro” nel periodo compreso tra l'anno 1979 ed il 2004: nella stessa, l'offerta di lavoro risulta diminuita in termini di ore di lavoro effettivamente prestate.

Orbene, dall'analisi dei numeri in questione dobbiamo, necessariamente, dedurre che l'aumento delle imposte abbia determinato la diminuzione dell'offerta di lavoro o essa potrebbe essere stata determinata anche da altri fattori?

La verità è che, attesa la complessità dei fenomeni economici, non è possibile comprenderne la portata fossilizzandosi soltanto su alcuni fattori, perché così facendo correremmo il rischio di avere soltanto risposte parziali ed approssimative.

Per riprendere l'esempio fatto, quali variabili potremmo e dovremmo prendere in considerazione per analizzare l'effetto delle imposte sull'offerta di lavoro?

Tra i principali obiettivi della teoria economica vi è proprio l'individuazione di quelle “variabili significative” che sono in grado di condizionare in modo rilevante il comportamento degli “individui razionali” nel relativo processo di scelta.

Nella teoria dell'offerta di lavoro la decisione di lavorare è “funzione dell'allocazione razionale del tempo”.

Facciamo un esempio... Paolo, in una giornata, dispone di un certo numero di ore. Egli dovrà necessariamente decidere quante di queste ore vorrà, o dovrà, destinare al lavoro – e, quindi, al reddito – e quante, invece, vorrà, o dovrà, destinare al tempo libero.

Secondo un approccio razionale, Paolo dovrebbe trovare la combinazione tra reddito e tempo libero capace di massimizzare la propria funzione di utilità.

Immaginiamo che Paolo abbia un salario (w) di 10€/1h (che rappresenterà, per l'effetto, il costo del suo tempo libero, perché, per ogni ora di tempo libero effettivamente goduta, egli rinuncerà al salario): tenuto conto che Paolo non potrà mai lavorare 24 ore al giorno, la teoria economica postula che lo stesso impiegherà il proprio tempo libero nella misura in cui i benefici saranno maggiori dei costi.

Ipotizziamo che Paolo, dato il salario (w) di 10€/1h, abbia individuato la combinazione tra lavoro e tempo libero che massimizzi la sua utilità: cosa succederà se l'Operatore Pubblico dovesse decidere di introdurre un'imposta del 20% sul reddito facendo ridurre ad 8€ il salario netto di Paolo per ogni ora di lavoro? Quale sarà la sua riposta? Aumenterà l'offerta di lavoro, diminuirà il numero delle ore lavorate o rimarrà indifferente?

Considerato che si possono avanzare validi argomenti a sostegno di ciascuna delle ipotesi fatte, l'effetto di un'imposta sull'offerta di lavoro non potrà mai essere previsto a livello teorico. Si pensi, in particolare, “all'effetto sostituzione” ed a quello “reddito”.

Nell'esempio fatto, con l'introduzione dell'imposta del 20%, il prezzo effettivo del tempo libero di Paolo diminuirà da 10€/1h ad 8€/1h con la conseguenza che un'ora aggiuntiva di tempo libero costerà a Paolo 8 euro e non più 10.

Dal momento che il tempo libero è diventato più conveniente, Paolo potrebbe decidere di lavorare meno ore e di aumentare le ore destinate al tempo libero. In tal caso prevarrebbe il cosiddetto “effetto sostituzione” (vale a dire la sostituzione del consumo di un bene a favore di un altro bene dovuta all'aumento del “prezzo relativo” del primo rispetto al secondo).

L'introduzione di un'imposta potrebbe determinare anche un effetto opposto rispetto al primo, perché Paolo, ad esempio, avendo la necessità di “portare a casa” un certo stipendio, a fronte della riduzione del salario netto conseguente all'introduzione dell'imposta, potrebbe decidere di ridurre il consumo del proprio tempo libero a favore di un maggior numero di ore di lavoro effettivamente svolto. In questo caso, a prevalere sarebbe il cosiddetto “effetto reddito” (vale a dire l'effetto prodotto sul consumo di un bene imputabile esclusivamente alla variazione del reddito del consumatore).

L'introduzione di un'imposta genererà – insomma – contemporaneamente, due effetti opposti tra loro: l'offerta di lavoro da parte di Paolo sarà minore se prevarrà l'effetto sostituzione, mentre sarà maggiore se prevarrà l'effetto reddito.

La conseguenza è che, non potendo stabilire, ex ante, quale dei due effetti prevarrà, non si potrà conoscere anticipatamente, in astratto ed una volta per tutte, l'effetto finale che produrrà l'introduzione di un'imposta sul reddito.

Da tale punto di vista sarà fondamentale integrare l'analisi con gli strumenti dell'indagine empirica, nella specie con quelli della causalità e della correlazione, degli studi sperimentali e dei “quasi-esperimento”.

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