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CONTE: FIDUCIA

CONTE: FIDUCIA "A SCATOLA CHIUSA!"

In tutta onestà, il discorso programmatico del Presidente Conte (propedeutico al dibattito, prima, ed al voto di fiducia, poi) al Senato – e alludo sia a quello iniziale, che alla successiva...

LA PATRIA DI CHI LA AMA...

LA PATRIA DI CHI LA AMA...

Anche nel suo odierno "messaggio social" in merito al nuovo esecutivo, Berlusconi continua a dimostrare di avere le idee e le visioni migliori che, peraltro, esprime sempre con grande puntualità ed...

GIUBILARE

GIUBILARE "A SCATOLA CHIUSA" NON E' MAI BUONA COSA...

Gli ultimi due, tre mesi, hanno messo in evidenza che la società, forse, è cambiata parecchio, e, con essa, anche la politica. Fino a qualche anno fa, l’onore, la parola data, gli impegni assunti,...

QUANDO LA DESTRA, C'ERA...

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“C’era una volta”, ma non così lontano nel tempo, per la verità (basterà far tornare indietro la lancetta della storia di appena 6, 7 anni) la Destra con cultura Governo e della legalità. Quella...

PER "PARLARNE", BISOGNA "INCLUDERE"...

fini-gianfranco-mega800Sarò oltremodo sincero... I continui attacchi, soprattutto quelli degli ultimi giorni, a Gianfranco Fini, proprio non li capisco.

L'ennesimo momento di tensione “nell'area ideale” che fu di Alleanza Nazionale - tanto per non cambiare – è stato nuovamente il famigerato “tesoretto” della relativa fondazione. “Il club dei quarantenni” vorrebbe che la fondazione impiegasse una parte di quel “tesoretto” per sostenere una nuova associazione che possa essere il punto di riferimento per la costruzione di una “casa comune”. Fratelli d'Italia si è opposta in modo oltremodo diretto e plateale assumendo che quel “punto di riferimento” già ci sarebbe (e si tratterebbe proprio di FdI, tanto per essere chiari), contestualmente “impartendo l'ordine”, ai propri iscritti, di non sostenere nessun progetto diverso e/alternativo. Lo scenario è oltremodo chiaro anche se parimenti triste e sconsolante... Alleanza Nazionale ha incarnato, e rappresentato, “un grande ponte verso l'avvenire”. Un ponte che non è stato costruito soltanto da Tatarella, ma da un'intera generazione di uomini e donne cresciuti, accuditi e formatisi sotto la guida illuminata ed illuminante di Almirante, Rauti e di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno speso una vita intera in nome e per conto di una visione.

Allenza Nazionale, insomma, rappresentò quella destra che, nell'affrancarsi dal grande compito di conservazione della memoria storica, si proiettava verso le grandi sfide del nuovo millennio. La visione illuminata di una destra che propugnava meno “stato burocrazia” e più Stato di diritto. Una destra capace di cavalcare le necessità del liberismo economico senza mai dimenticarsi “chi sta e/o è rimasto indietro”, però. Una destra della libertà, della solidarietà, della legalità e dei diritti.

Mi chiedo cosa vi sia in Fratelli d'Italia di quella tradizione. A ben vedere, proprio nulla. Non è per fare lo schizzinoso, ma quel partitino, tutto è, tranne che l'effettiva “reincarnazione” di quella storia. Così com'è, non sarà mai “il punto di riferimento” per la costruzione di una nuova “casa comune”. Al netto delle speculazioni sofisticate e delle varie dietrologie possibili, l'oggettività dimostra che agiscono sempre secondo vecchi schemi e che pensano - e ragionano - in modo confuso e confusionario. Destra Statalista e conservatrice, insomma, ma nel senso più gretto e minimalista del termine, perché una destra che sa soltanto gridare contro lo straniero o contro le diversità; una destra che sa soltanto ipotizzare di bloccare l'Italia per due giorni anzicchè prodursi in appassionanti proposte alternative; una destra che sa soltanto mettersi un bavaglio per protestare contro una pseudo-censura ministeriale (peraltro inesistente), beh, “una destra del genere” non ha proprio nulla di quella libertà e di quella visione illuminata che su la grande sfida storico-culturale incarnata da Alleanza Nazionale.

Comunque sia, la politica non si fa rispolverando vecchie bandiere. Soprattutto oggi, le persone ed il Paese hanno bisogno di una visione pregna di idee incendiarie e di prassi operative e metodologiche capaci di infiammare i cuori e le speranze. Di un "nuovo ponte" che, nel "farci uscire dal pantano", ci proietti nuovamente verso l'avvenire.

Ovviamente, le formule “vuote” - o “di stile” - non servono proprio a nulla... Liberali. Destra, Azzurri. Blu. Repubblicani. Conservatori. Radicali. Missini. Vetero-missini. Leghisti. Riformisti. Radicali... Sono tutte formule vuote, oramai. Orpelli incapaci di “dire qualcosa” e di arrivare al cuore della gente. Giusto per chiarezza: anch'io, con alcuni amici, ho “messo su” una piccola associazione politico-culturale. Ovviamente ha una propria denominazione. Anzi, è per buona parte "Incarnata" proprio da questo sito. Ma quella denominazione non è altro che il modo per richiamare - “in forma sintetica” - i valori ai quali si fa riferimento: quelli di una “visione” di “destra liberale ed illuminata”, capace di coniugare il conservatorismo valoriale alle nuove sfide dei tempi (anche per quanto attiene direttamente ai valori).

Ciò non di meno, “una cosa” è “mettere su” una piccola associazione politico-culturale, ben altra sostanza ha immaginare di dare vita ad un partito. Il linguaggio deve essere del tutto diverso e gli stessi parametri di riferimento devono essere entusiasmanti, appassionanti ed incendiari.

Credo di essere oltremodo nel vero se assumo che, le attuali compagini partitiche che si richiamano alla “pseudo-destra”, non hanno proprio nulla di incendiario e/o di appassionante. Vecchi rivoli di storia, peraltro confusa e confusionaria.

Una grande casa comune sarà possibile soltanto se si saprà essere capaci di organizzare una sincera ed audace alternativa al “renzismo dilagante”, perché Renzi, pur non essendo una cima, è comunque un politico di razza. “Uno che sa parlare”. Uno che sa arrivare al cuore, alla testa e finanche alla pancia della gente. Comunicare, in ultima analisi, è proprio questo. I risultati elettorali hanno sempre più dimostrato che la strada intrapresa dal coevo “centro-destra” è sterile e poco produttiva. Non incarna quel 50% di elettori stanchi e sfiduciati, che non va più a votare, e non soddisfa appieno chi, invece, ancora lo fa. I partiti sono ancora strumenti di interessenza tra la società civile deviata e/o abbisognante di assistenzialismo clientelare, ed una nomenclatura incapace di fare altro.

Immaginare un futuro diverso richiede uno sforzo davvero immenso e, soprattutto, postula una grande sincerità di spirito, oltre alla dimensione di visioni ardite e prorompenti. Io capisco che, se proprio si guarda a destra, l'unico ancora capace di saper fare analisi e proposizioni degne di note, sia proprio Fini: basta sentire la sua intervista all'ultima convention di Mirabello per averne ulteriore e lucida conferma.

Comprendo pure che, per chi si atteggia a pseudo-leader, “un'ombra” culturale del genere, anche se ricondotta allo zero/virgola percentuale in termini elettorali, possa essere – come in effetti è! - davvero molto ingombrante, però non è demonizzando chi è “capace di analizzare e di proporre” che si incarna un'alterativa. Anzi, se davvero si vuole dar vita ad una destra della legalità e del “merito”, e allora non bisognerebbe mai dimenticarsi di farlo anche in senso pragmatico.

E poi, diciamocela tutta... Se si mettono a confronto Salvini e la Meloni con Renzi, Renzi “li asfalta”: arriva almeno al 75% del proscenio mentre gli altri due, forse, a malapena al 14%. E se succede, un motivo ci sarà, perché “fare politica”, non è “parlare giusto per”, ma farlo con cognizione di causa.

La politica non è conservazione di quello che c'è, ma una grande sfida per l'avvenire.

Fini non ha detto che vuole rifare il leader di qualcosa. Si è sempre - e soltanto - offerto di "dare una mano"; di dare un contributo alla discussione. Soltanto i gretti e gli stolti non sanno cogliere la differenza. Ma nella vita ognuno fa le proprie scelte. Non voglio propugnare “Fini” e/o schierarmi contro chi non “lo sopporta”. Dico soltanto che certi attacchi, certe insinuazioni e certi “processi alle intenzioni”, sono cosa davvero molto triste e indegna. Una “cosa non da destra”, va...

Io penso che tutti quelli che sono stati parte di “una storia” abbiano il compito e l'obbligo etico e morale, non di rimettersi in gioco, ma di dare una mano “alla creazione di una nuova stagione di idee”, ad una nuova "classe politica” ed alla stessa società civile affinchè possano esprimere una rinnovata ed appassionante storia.

Se ne vuole fare a meno? Si vogliono mettere paletti? Si vuole continuare coi “muri e coi muretti”? Si vuol provare a “camminare soltanto con le proprie gambe”? “Okay”. Va bene... Ciò non di meno, se proprio lo si vuol fare, e allora che si abbiano davvero le reali capacità e la necessitata umiltà per "potervicisi produrre". Ed è proprio “qui” che riposa il nocciolo duro della questione, perché un mero partitino confuso e confusionario o un mero “club di amministratori quarantenni”, non possono essere sufficienti per rappresentare un'alternativa, ed i vari test elettorali lo hanno chiaramente dimostrato.

La gente “salta dalle sedie”, si appassiona e sogna, se “vede” una “visione”, se c'è una battaglia da combattere e se c'è una “conquista” da consumare. La copie e “copiarelle”; lo stress da sterile competizione o, peggio ancora, il “cavalcar della disperazione di un popolo”, sono cose che non hanno mai costruito nulla.

E allora, lasciamo perdere le primarie, i personaggi più o meno spendibili o le sterili discussioni sul “chi viene prima” e “sul chi viene dopo”, sul “chi ha diritto di parlare” e “chi meriterebbe soltanto di tacere”. Si riapra una fase di grande dialogo, discussione e costruzione. Un grande tavolo dove l'invito sia rivolto a tutti quelli che hanno voglia di dare una mano. Si riporti la politica tra la gente e si faccia politica tra la gente, con la gente e per la gente: per noi tutti! Perché i giochetti di Palazzo proprio non appassionano più. E nel farlo, si abbia il coraggio di andare oltre gli steccati perché le locuzioni e “le censure sulle persone” servono davvero a poco: quello che serve al nostro Paese è un mondo ricco di idee e di grandi guerrieri pronti a battersi. Se non si comprende questo nessuna formula servirà mai a nulla, perché la vera necessità, non è il modus, ma l'in sé...

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Il "laboratorio" politico e sociale per una nuova stagione di idee...

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