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"BUFALA"? MA ANCHE NO!

cambiofiltricondizionatoreNon so proprio per quale motivo, nel nostro Paese, si abbia la tendenza così spiccata al “qualunquismo concettuale”, alla voglia di “partecipare ad ogni costo” ed allo sfrenato desiderio di voler intervenire, sempre e comunque, anche “a vanvera” e finanche “giusto per”. Aspettarsi il “tradimento” della negletta regola comportamentale è lecito anche se la realtà non sembra mai farne “giustizia”, però.

Comunque sia, alla triste “regola” non poteva di certo sottrarsi la ridda di “speculazioni” politico-concettuali e gli stessi ragionamenti variamente resi in merito alla “supposta bufala” in materia di “tassa sui condizionatori d'aria”. E' vero che ognuno vede le cose a modo proprio. E' vero come, il più delle volte, sia proprio lo stesso dato estrinseco e formale a consumare un autentico tradimento di quello sostanziale. Ciò non di meno, se proprio si vuol provare a ragionare, cercare di andare ben al di la della “mera scorza esteriore” delle specifiche questioni, non sarebbe male.

Ed invero, l'obbligo di sottoporre a revisione periodica specifici impianti è parecchio atavico ed è stato esplicitamente “ribadito”, oltre che nello stesso D. Lgs. 81/2008, specificatamente rivolto alla Sicurezza sul Lavoro, anche dalla ultronea e variegata normativa di dettaglio "ex post".

Sino ad oggi, però, la certificazione di essa manutenzione era provata - “per tabulas” - in ragione delle scritture contabili dell'imprenditore e del relativo contratto di fornitura/assistenza.

Con la novella di che trattasi, invece (ed alludo "a quella" additata come presunta "bufala" in materia di "tassa sui condizionatori d'aria"), all'uopo dell'attestazione della consumazione delle mentovate verifiche periodiche, sarà obbligatorio dotarsi anche "del famigerato libretto/bollino" il che, al di la del relativo bacino d'utenza "prima facie", comporterà necessariamente l'aumento dei costi di gestione, la proliferazione degli isterismi di mercato, l'insana competizione di specie e l'aumento sostanziale del "prezzo" dei prodotti/servizi offerti dalle aziende e dagli studi professionali chiamati all'ottemperanza dell'ennesimo gravame “di facciata” (perchè ipotizzare che il lesgislatore abbia davvero a cuore "la resa in qualità" delle lavorazioni o che vi possa essere una sincera, autentica spinta verso l'elevazione degli standard concettuali, è impresa imperituramente ardua).

Altrimenti detto, non era proprio necessario implementare e rendere cogente un "bollino/libretto" in subiecta materia. Se ne poteva fare serenamente a meno.

Alla fin, fine, comunque la si voglia concepire e comunque la si voglia vedere, la realtà oggettiva delle cose è sempre, e soltanto, la stessa. Anche nel caso di specie, insomma, si tratterà del "solito", ipocrita ed asfissiante "burocratese di facciata": quello che, in nome e per conto di presunti valori "superiori", appesantisce le procedure e gli iter gestionali, aggrava i costi complessivi della produzione ed impone sostanziali balzelli “ad ogni costo”. Piaccia oppure no parliamo di questo, ed è questione per nulla "populista", anzi...

Qualcuno assumerà che trattasi di mera questione estrinseca e formale. Commetterà un grave errore, però, perché, anche in questo caso, per “dirla” alla Thatcher, la vera questione è sempre e soltanto sostanziale: riuscire a “far quadrare i conti”. Proprio quei "conti" che, soprattutto negli ultimi anni, "non tornano mai"...