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LE RIFORME OCCORRONO ANCHE PER "LE PARTITE IVA"!

745857b80f 4617298 medSempre citato. Sempre oggetto delle più varie dichiarazioni di sostegno, eppure permanentemente in una posizione di sostanziale e gravoso “stallo”.

Nell'economia del nostro Paese, il cosiddetto “Popolo delle Partite IVA” rappresenta una risorsa fondamentale, una risorsa a cui si dovrebbero dedicare adeguate normative, anche incentivanti, nel caso, e invece succede esattamente l'opposto. Basta porsi giusto alcuni quesiti per averne chiara contezza dimensionale e sostanziale.

Si può mai seriamente continuare a chiedere un anticipo del cento per cento, sia sull’IRPEF per l’anno seguente che sui contributi previdenziali, a chi “ha scommesso tutto su sé stesso”?

E' mai davvero possibile continuare a chiedere esborsi del genere a chi, spessissimo, ha fatturati del tutto modesti?

E' mai seriamente ammissibile vessare la categoria innalzando i contributi INPS al 33,72% quando di questi ben il 29,72% è a carico del lavoratore?

Per quanto mi riguarda, le risposte sono tutte negative, soprattutto in un settore nel quale, anche a cagione della specifica categoria di appartenenza, risulta vario lo stesso “carico” complessivo.

La Costituzione prevede e tutela espressamente la libertà relativa all'iniziativa economica privata. E' un valore. E' un quid irrinunciabile e lo diventa sempre di più, soprattutto in un mercato sempre più moderno, dinamico e propugnante forme “leggere” di formalizzazione dei rapporti di collaborazione. Un valore che dovrebbe essere tale anche per il Legislatore e per l'Esecutivo. E invece tristemente rileva come la riorganizzazione del sistema, sebbene necessaria, non sia oggetto, né di una seria riflessione, né di una effettiva presa in carico da parte di chi di competenza.

Altrimenti detto, non si può propugnare la “libertà dell'iniziativa economica privata” per poi “vessare” chi ne fa uso, per necessità o per scelta consapevole. Chi “rischia” deve essere premiato, non di certo osteggiato o vessato! E, chiaramente, un intervento serio e “massiccio” involgerebbe l'intera regolamentazione fiscale e contributiva, e le idee non mancano, ovviamente.

Innanzitutto, nell'applicazione del cosiddetto “regime dei minimi”, da un lato, "non sarebbe male" elidere ogni sorta di rilevanza al parametro dell'età – così evitando l'attuale distinguo tra over 35 o meno – dall'altro, sarebbe oltremodo doveroso stabilire l'innalzamento del “parametro fatturato” ben oltre gli attuali 30.000 euro annui.

Un secondo intervento, proprio come variamente propugnato da vari esperti del settore - e, peraltro, di gravissima evidenza! - consisterebbe nel bloccare l’innalzamento automatico dei contributi previsto dal prossimo 1° gennaio. Caso contrario, proprio con l'inizio del nuovo anno, quasi 4 milioni di persone si vedrà sottrarre un ulteriore 2% dal proprio fatturato.

Una terza novella potrebbe essere quella di abbassare il carico dei contributi previdenziali portandoli ad un massimo del 15%, di cui 5% a carico dell’azienda e 10% a carico del lavoratore. Strettamente connessa al punto in questione sarebbe anche la determinazione di un sistema finalmente trasparente per tutti i cittadini. Insomma sarebbe davvero necessario, oltre che doveroso, imporre all'INPS e a tutti gli Enti previdenziali ampiamente intesi, uno specifico sistema informatico che consenta ad ogni soggetto interessato di conoscere in modo immediato che pensione avrà un domani.

L'ultima “nota dolente” concerne l'IVA, ovviamente. Attualmente il versamento dell'IVA è collegato all'emissione della Fattura (condizione peraltro essenziale, ad esempio, se si vuole esecutare un cliente moroso, essendo di palmare evidenza come nessun Tribunale concederebbe mai un Decreto Ingiuntivo in carenza di uno specifico titolo di pagamento regolarmente emesso e ritualmente registrato nelle apposite scritture contabili). In ragione del coevo sistema la stortura è in re ipsa ad evincersi: oggi gli autonomi pagano spesso l’IVA per il sol fatto di aver emesso Fattura ed anche se i pagamenti li riceveranno a distanza di mesi, se non addirittura di anni. Novellare il sistema prevedendo il versamento dell'IVA soltanto al momento dell'effettivo incasso, sarebbe non soltanto di grande utilità sostanziale, ma degna misura anche etico-morale, sinceramente.

Di analoga rilevanza sarebbe anche l'abolizione del sistema “degli anticipi”. E' davvero indegno, infatti, che un “lavoratore con partita IVA” o un professionista, oltre a quelli dell'anno corrente, debbano pagare imposte e contributi sull’anno seguente e “giusto in previsione” dei futuri, "ipotetici guadagni".

Il mondo ha variamente riflettuto e argomentato sulle questioni in parola. Forza Italia, per esempio, ha proposto una riduzione delle tasse con la definizione di un'aliquota unica al 20%, una tax area pari a 13.000,00 euro annui e un innalzamento delle pensioni minime a 1.000,00 euro al mese. La proposta, che involge anche il tema trattato, è chiaramente suggestiva e da vedere con favore. La tristezza c'è, però, perchè sono tutte ipotesi formulate da chi non Governa il Paese, quindi, non facilmente verificabili in termini di effettiva sostenibilità anche a cagione delle specifiche coperture.

Resta il principio, però, e quello è sempre valido per l'intero mondo liberale: chi “ha il coraggio di osare” deve essere premiato!