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METTIAMOCI NEI PANNI DEL BAMBINO...

famiglia(di Andrea Cesario) - Anche oggi, specialmente su Facebook, ho letto molte critiche, e finanche offese, nei riguardi della campagna promossa da Fratelli d'Italia contro l'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali.

Non voglio di certo occuparmi della credibilità o meno di questo partito politico, poco mi interessa. Quello che mi preme manifestare, invece, è il mio sincero gradimento in merito alla campagna in questione.

Chi ha criticato, e soprattutto offeso, cosa che ritengo comunque poco utile, non ha ben ragionato sulla complessità del caso preferendo evidentemente abbandonarsi alla "moda" del momento. Non sono assolutamente contro l'omosessualità, anzi reputo che l'amore, proprio come l'odio, sia il sentimento "positivo" che più accomuni le persone: essendo per sua natura indiscriminato, esso può essere rivolto verso un oggetto, un animale, un familiare, un uomo o una donna, ma resta pur sempre amore.

Ovviamente le cose assumono una dimensione diversa se si ragiona sulla possibilità che le coppie gay possano adottare dei bambini o che si diano una discendenza ricorrendo alla pratica dell'utero in affitto, soprattutto ove si considerino quei doveri che una moderna società civile ha nei confronti dei minori, soprattutto nelle ipotesi di adozione.

Varie le cose da considerare, cose tutte remanti contro l'ipotesi della praticabilità delle adozioni in questione.

La prima di esse attiene alla possibilità o meno, per un bambino adottato da una coppia gay, di avere una vita "felice" e godere "del libero arbitrio".

Ve lo immaginate il disarmo, soprattutto psicologico, di un bambino che, una volta iniziata la frequentazione della scuola, si imbatterà nel fatto che lui non ha una mamma ed un papà, ma due papà o due mamme? Ve lo immaginate l'imbarazzo di doverne parlare in una società che ha parametri del tutto diversi? Riuscite anche solo ad ipotizzare la ghettizzazione, gli sfottò ed anche le ipotesi di bullismo potenziale che dovrà affrontare? Lo riuscite ad immaginare il disagio a cui quel bambino sarà inevitabilmente esposto tutte le volte in cui sarà additato di essere un potenziale gay, mentre magari sarà etero, invece?

Traumi e/o disagi comunque profondi e che un ragazzino sarebbe destinato a portarsi dentro semplicemente per il capriccio di una coppia gay di avere una prole? No, no e ancora no.

Snaturare il processo di crescita interiore di un bambino o di un ragazzo, magari rendendolo più chiuso alla vita o comunque rendendogliela più difficile, con possibili impatti gravi nel suo “Io” profondo, non credo proprio che sia la strada migliore per quello sviluppo armonico della personalità che è alla base dell'impegno genitoriale.

E poi, siamo davvero così sicuri che non esista anche l'omosessualità “da stile di vita” o da curiosità culturalmente alternativa? Siamo davvero certi che l'essere gay sia solo una condizione “naturalmente oggettiva”? E se avessero valenza, invece, anche l'esperienza o la formazione pseudo-culturale? E se un bambino si ritrovasse a viversi come gay per il sol fatto di essere stato cresciuto da due papà o da due mamme in un ambiente familiare e relazionale fatto solo da interazioni omosessuali?

Domande a cui fornire una risposta scientificamente certa e provata non credo sia poi così agevole. E' vero che anche nelle adozioni da parte di coppie etero un bambino o un ragazzino potrebbero avere problemi: impedirlo, in assoluto, sarebbe comunque praticamente impossibile. Però si può provare a prevenire, e mai come nel caso delle adozioni da parte di coppie gay farlo lo ritengo doveroso.

Forse, nonostante i miei vent'anni di vita, sarò “culturalmente retrò” come dice qualche mio amico, ma resto dell'idea che un bambino, un ragazzo, abbia diritto di vivere una crescita quanto più serena possibile. Che la “diversità” diventi una sua ricerca nel caso. Non la si imponga mai!