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68686679 2466099840139347_8931469231736750080_nROMA. Senato della Repubblica. 20 agosto 2019 – Il discorso di Conte al Senato mi è piaciuto.

Da “uomo di diritto”, pur non lesinando qualche “bordata”, ha cavalcato ogni questione con equilibrio giungendo all’unica soluzione della crisi seriamente praticabile, preannunciando la presentazione delle proprie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica.

Il dibattito Parlamentare potrebbe determinarne un’altra, di soluzione, ma soltanto in teoria, perché la “maggioranza gialloverde” – come ampiamente dimostrato anche dalla mimica facciale e dai gesti consumati da Salvini durante l’intervento del Presidente del Consiglio – si è di fatto sgretolata.

Per mesi, gli esponenti di quella stessa maggioranza, hanno dichiarato che avrebbero governato per 30 anni. Fortunatamente, l’hanno fatto soltanto per 14 mesi: quanto bastava, peraltro, perché l’Italia si ritrovasse, nuovamente, ad un passo dall’ennesima recessione.

Dalle parole di Conte, comunque, sono emerse significative differenze comportamentali e di visione, soprattutto in materia di “pubblica decenza”, di laicità delle Istituzioni e del relativo contegno, di Europa e di rapporti nel mediterraneo.

Una nuova “mappa concettuale” è stata indicata, insomma. Una “mappa” poco incisiva in materia di investimenti e di sostengo al mondo produttivo, e molto “calda” sul versante dei diritti sociali, della ricerca e dell’innovazione.

Non penso che si andrà a (ri)votare a breve. Immagino che il Paese avrà un nuovo governo e che quel Governo sarà espressione di questo Parlamento. Nel qual caso, gridare all’inciucio, non sarebbe cosa degna, comunque.

L’attuale sistema, così come “sorretto” anche dalla stessa, vigente legge elettorale, prevede questa possibilità, ed un Presidente della Repubblica, al di là del tatticismo praticato delle “squadre” in campo, non può fare altro che applicare – ed attenersi – alla Costituzione

Finché il Parlamento potrà esprimere una maggioranza, quella maggioranza (“politica”, “istituzione” o di “scopo”: chiamatela come volete) si assumerà la responsabilità di governare; “azione” che non significherà mai comandare, ma “dovere di decidere”, con conseguente assunzione di tutte le conseguenze del caso, positive o negative che esse siano..

Si può essere innamorati della politica oppure no. Si può ancora vibrare per certe questioni oppure no. Fatto sta che certi momenti sono davvero forti, sia dal punto di vista emozionale che avuto riguardo al futuro di ciascuno di noi, future generazioni comprese.

Ascoltare, analizzare, studiare e riflettere, non sono un optional, e non dovrebbero esserlo proprio per nessuno…

Oggi pomeriggio, al senato, Salvini ha tenuto l’ennesimo “comizio”, sistematicamente scandito e sostenuto, peraltro, dai soliti, vergognosi gesti plateali.

Evidentemente, il Ministro dell’Interno, non solo non ha rettamente inteso quanto sia stata inadeguata l’azione del “suo governo” rispetto alle pregnanti esigenze del Paese, ma non ha nemmeno la benché minima contezza di quanto sia stato – e sia! – egli stesso inadeguato a rappresentare l’anima liberale e moderata del “area” di centrodestra, e sempre ammesso che ancora esista.

Per il leader della Lega è “una passerella” continua. Che avvenga sulla spiaggia o in un’aula istituzionale poco importa: l’importante è consumare l’ennesimo show. L’importante è provare ad acquisire consenso, ed anche al di là delle idee.

Questa politica, questo modo di fare politica, proprio non mi piacciono. Alle prossime elezioni, se dovesse essere proprio lui il leader della colazione, se dovesse essere proprio lui il candidato Premier, il centrodestra, non lo voterò!

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Il "laboratorio" politico e sociale per una nuova stagione di idee...

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