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GIOIE E DOLORI DI UN “MODERNO “CAPETTO”

gioeedoloriE così, Matteo Renzi, “se la gioca”! Certo, ha scelto il modo peggiore per farlo. Ha tradito le promesse fatte “al suo popolo” durante la campagna per le primarie. Ha liquidato Letta senza usare mezze misure. Ha sfidato la minoranza del PD frontalmente, e senza “se” e senza “ma”.

Dal punto di vista del merito politico e della conseguente ricaduta pratica dell'operato svolto, diciamoci la verità, il governo Letta-Alfano è stato un esecutivo alla camomilla in tutti i sensi.

Sempre lento, farraginoso, incapace di incidere in guisa pregnante e significativa sulla crisi e sulla stessa vita della gente; in perenne, ascetica attesa delle indicazioni europee. L'esecutivo “delle larghe attese”, del reiterato e continuato rinvio e del sistematico “boccheggio”, salvo qualche picco di annacquata audacia sparso quà e là.

E Renzi, dal punto di vista del merito e della necessità di un'inversione della “rotta”, non aveva così tante alternative: l'esecutivo doveva essere rimesso in moto, anche se certe cose andrebbero sempre fatte nel rispetto di certe regole, però. Ma nel coevo mondo della Politica si consumano logiche moralmente sempre più al ribasso ed alle quale ci siamo, purtroppo, tristemente abituati, e sia a destra che a sinistra...

A mente fredda si può dire che Renzi è stato comunque audace e che ha giocato la carta della potenziale lungimiranza. Per i primi mesi della sua segreteria ha retto, e schivato, l'urto della valutazione riflessa, perchè era inevitabile che, prima o poi, il giudizio sul Governo Letta-Alfano si sarebbe sostanziato in un giudizio sulla sua Segreteria, e al cospetto di un esecutivo così lento e così privo di audacia e di “forza”, era davvero periglioso continuare sulla via dell'imperitura attesa. Dal di fuori è difficile capire i “se” ed i “ma” delle situazioni. Di sicuro il PD è sempre stato un partito “strano”, capace di triturare ogni sorta di personaggio e di segretario.

Insomma, Renzi sapeva, e sa, bene che, se sul punto avesse continuato a tergiversare, avrebbe rischiato solo di consumare la “ennesima sconfitta dell'attesa”, perchè sarebbe arrivato a Palazzo Chigi solo in caso di futura, effettiva vittoria elettorale, con la conseguenza, in caso di sconfitta, di perdere sistematicamente la stessa leadership del PD. Altrimenti detto – e così mi spiego meglio! - la storia di quel partito ha ampiamente dimostrato come si sia sempre trattato di un luogo incapace di avere una dimensione prospettica, conservativa e valorizzativa del buono comunque fatto; un covo di serpi e di franchi tiratori: chi ha vinto le elezioni è diventato Presidente del Consiglio – salvi successivi “ripensamenti in corsa!” - altrimenti ha percorso subito il sentiero dell'oblio“, e senza nessuna possibilità di poter ripercorrere il viatico meritocratico di chi si rimette in gioco ex novo.

E a 38 anni, con la certezza di avere i numeri potenziali e sostanziali per governare, sebbene “in condominio con lo storico nemico” - anche sotto le mutate, apparenti spoglie formali del NCD! - e peraltro con la prospettiva che ciò possa avvenire per 4 anni, davvero non so fino a che punto gli si possa “dare torto”, almeno dal punto di vista prammatico: della moralità delle condotte, ahimè, ne stiamo tristemente constanando la mancanza...

Anzi, per chi è cresciuto nella vecchia Democrazia Cristiana, come Renzi, forse il problema della dimensione “morale” nella prammatica operativa nemmeno si pone per davvero: in fondo, il potere logora solo chi non ce l'ha!

Insomma, Renzi se la gioca, e senza “se” e senza “ma”. Ne ha la possibilità e se ne va dritto a Palazzo Chigi: almeno, così, “Primo Ministro” lo diventa di sicuro e proverà a fare la sua rivoluzione. E la cosa, a ben vedere, rientra totalmente nel “suo personaggio”. Dopo aver perso le primarie con Bersani, ad esempio, avrebbe potuto consumare il suo strappo: una sorta di “SEL anticipato”, tanto per intenderci... E invece no: se ne è stato “buono” aspettando il momento del “dunque”, perchè non gli interessava conquistarsi una scarna percentuale di ex comunisti delusi, ma voleva tutto il partito. E quel partito se l'è preso proprio in tutto e per tutto, dimostrando un piglio da “capetto” che, a sinistra, negli ultimi vent'anni, non s'era mai visto.

E' furbo Renzi, molto, e la sua capacità di saper parlare trasversalmente anche all'elettorato che storicamente non gli appartiene, ne fa una mina vagante.

Non sono poche le persone di Destra, infatti, che s'appalesano rapite da questo moderno Segretario di Partito che ha dimostrato l'opportunismo strategico, il cinismo, l'ambizione, la sagacia, la dimensione del ruolo e quell'accenno di pugno di ferro che ogni potenziale leader dovrebbe avere.

Ma questa è solo la prammatica, ovviamente, perchè un Leader, e qui si consuma l'inevitabile differenza con quell'etica che non dovrebbe mai mancare, dovrebbe mantenere anche, e soprattutto, la parola data al suo popolo, non certo tradirlo alla prima occasione utile.

Ma sarà solo la storia a dire se “questo moderno capetto” ha fatto bene oppure no, perchè se saprà cavalcare la tigre della necessità, ridando credibilità e forza alla nostra Italia nelle relazioni europee, risposte alle emergenze nazionali e nuovamente sogni alla gente, e allora il suo popolo gli dirà grazie e sarà pronto a premiarlo...

E non sarà facile, comunque! Per consumare una rivoluzione democratica bisogna avere i numeri per poter governare da soli: era questo il senso della prospettata, approvanda, nuova Legge Eletterorale; e Renzi non ha i numeri per poterlo fare, salvo qualche accordo sottobanco con lo storico nemico – che pur s'appalesa quà e là sulla stampa e in rete – che bisognerà pur comunque dimostrare e di cui, nel caso, pagherà pregnante e devastante pegno.

Da uomo di destra, da liberale, non mi piace l'idea che Renzi provi a fare la sua “rivoluzione democratica”: le sue idee non saranno mai le migliori, e mai collimeranno con le mie.

Ma tant'è. L'Europa della finanza dà i suoi diktat e le nostre Itituzioni eseguono, e da anni purtroppo.

Intanto Renzi si butta nella “palude”, e se ne assume tutti i rischi e tutte le responsabilità!

Personalmente credo che nell'arco di un annetto anche Renzi scomparirà dal proscenio politico, travolto dalle logiche delle intese, larghe o piccole che siano, e da risposte operative che non saranno mai totalmente rispettose del credo, suo e della “sua base”, il che consumerà un tradimento molto più pregnante del non aver mantenuto la parola data.

Da ex democristiano non praticherà mai – e per fortuna! - una politica “comunista” in senso stretto, anche se sarà solo quando si tratterà di consumare le scelte topiche che avremo modo di capire se questo “moderno capetto” ha reali capacità da Leader o se è solo “uno dei tanti” che l'effetto mediatico e della rete hanno catapultato sulla Poltrona più importate per la vita del nostro Paese, quasi come se si trattasse dell'ennesimo talent show...

Nelle more, nel “nostro mondo”, a Destra, si continuerà a lavorare affinchè nasca il nuovo corso, con l'auspicio che esso sia finalmente foriero di novità e di freschezza... In tutti i sensi...