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Un Governo “a termine” o “a scopo”, che dir si voglia.

Per l’ipotesi in cui ricevesse la fiducia in Parlamento, il nuovo Esecutivo “durerebbe” fino agli inizi dell’anno 2019 così provvedendo all’approvazione della nuova legge in materia di bilancio - e, ci sarebbe da augurarselo di cuore, anche di una nuova legge elettorale - “accompagnando” il Paese a nuove elezioni. Diversamente, rimarrebbe in carica soltanto per il disbrigo degli affari “correnti” ed “urgenti” e le elezioni si celebrerebbero dopo agosto.

Riandare a votare, in carenza di uno schieramento capace di sostenere con doveroso senso di Responsabilità Nazionale, un “Governo del Presidente”, sarebbe la soluzione preferibile.

Farlo senza l’approvazione di una nuova legge elettorale capace di garantire la governabilità, sarebbe un errore davvero grave, però, perché niente e nessuno è in grado di assicurare che, rivotando con le attuali regole:

1) ci sarebbe sicuramente uno schieramento e/o partito capace di conquistare il 40% dei voti e, quindi, i numeri per governare da solo il Paese, evitando i soliti “inciuci”, anche se mascherati da “contratti di governo (del cambiamento)”;

2) che, per l'ipotesi dell'ennesima carenza di un "vincitore indiscusso", si assisterebbe ad un senso istituzionale davvero diverso alla pantomima alla quale siamo stati costretti negli ultimi ottanta giorni “e passa”.

Ora avremo modo di capire meglio lo spessore di tanti politici e sedicenti leader.

Auguriamoci che “gli attori”, che i protagonisti dell’attuale fase politica – che tutto hanno fatto fino ad ora, tranne che brillare – sappiano darsi quel minimo di serietà dell’agire che sarebbe necessario, sia per le immediate sorti della nostra economia, che per la stessa “vita” del nostro Paese. Che le danze abbiano inizio...

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