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CAMPANIA. OLTRE ALLA MODIVA, CHIUDEREI ANCHE LE SCUOLE...

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"SCERIFFO", SI, MA CON TUTTI!

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ELEZIONI REGIONALI IN CAMPANIA: L'AUDACE PROPOSTA DELLA CARFAGNA...

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I RICOSTRUTTORI "ROSSO-NERI"...

Raffaele FittoPur essendo stato un partito a “vocazione liberale”, anzi, pur avendo rappresentato - almeno nelle intenzioni del suo “numero 2”, il prof. Antonio Martino - il "sogno" del grande “partito liberale di massa”, "Forza Italia" non l'ho mai votata. Fin quando ho potuto, ho votato Alleanza Nazionale invece, e non tanto perchè fossi davvero convinto che la sua vocazione liberale fosse autentica e sincera, sibbene perchè ero comunque bisognoso di crederci, nella convinzione che Fini "ce l'avrebbe messa davvero tutta" per far voltare pagina alla Destra Italiana! Soltanto vane speranze però, perché la storia ha tristemente dimostrato come, anche quel partito, nella grande rivoluzione liberale, c'ha creduto soltanto per una questione di "facciata": il riferimento "sostanziale" della maggior parte dei suoi "aderenti", al netto degli orpelli "dei più" e della sincera sfida culturale lanciata dall'allora suo Leader, restava pur sempre quello della “destra sociale”, apprezzabile come postulato storico ma inaccettabile come rediviva “politica di campo”.

Insomma, al di là della diversità delle specifiche prospettive di pedissequo "taglio", negli ultimi vent'anni, delle grandi istanze liberali nemmeno l'ombra, né in Forza Italia, né in AN. Ma quella è storia oramai, anche se le cose non migliorano nemmeno se si guarda "avanti" o nel passato più prossimo ed immediato.

La possiamo "dipingere" come vogliamo ma la verità è che, negli ultimi due anni, di bocconi amari ne abbiamo dovuti “ingoiare fin troppi”. Tanti professoroni; tanti “professorini”; tanti rivoluzionari da salotto e fin troppi finti eroi. Il dato empirico è oltremodo schiacciante: chi crede in certi valori non ha più nessun autentico e sincero punto di riferimento. Uno scenario avvilente e sempre più deprimente. Nessun progetto serio e nessuna personalità capace di arrivare al cuore della gente. Il che, soprattutto nella moderna società dell'informazione e dei "social", sostanzia una iuattura vera e propria.

E poi le contraddizioni. Tante. Troppe e sempre più disarmanti. L'ultima si sta consumando proprio in Forza Italia con Fitto che ha consumato sistematiche pressioni affinché il suo partito “ritornasse” nell'esclusiva area operativa del centro-destra, salvo “dimenticarsene” in executivis, così consumando la peggiore delle rese possibili.

La pantomina si è consumata proprio sabato scorso a Napoli, nella Mostra d'Oltremare, dove i famigerati “ricostruttori” (pare proprio che si chiamino così gli eroi Fittiani) si sono ritrovati per fare il “punto della situazione” in vista delle imminenti elezioni Regionali in Campania. Ovviamente lo “sfondo” non era dei migliori dato che, nella corsa alla poltrona in questione, una parte dei "Fittiani" aveva già pubblicamente giurato “amore eterno” al “decaduto” Sindaco PD di Salerno, Vincenzo De Luca, mentre l'altra frangia si era già schierata apertamente col Governatore "uscente", Stefano Caldoro.

Quando non si è “al comando” è fin troppo facile puntare il dito e sostenere di possedere la pseudo-capacità di saper fare meglio del "capo". Poi, però, viene il "momento topico", quello "dei fatti concludenti", quello delle parole che devono cedere il passo ai fatti significanti, ed è proprio in quel frangente che da un presunto, nuovo leader ci si attenderebbe l'adozione di "soluzione coerenti, coraggiose e di peso". Ma non credo proprio che quella del leader sia realmente una dimensione possibile per l'aspirante "ricostruttore" Raffaele Fitto.

Una riprova si potrebbe rinviene nella specifica sintesi operativa che gli è stata ascritta da alcuni organi di informazione proprio in “quel di Napoli”: «restiamo alleati con Caldoro per coerenza con quello che sosteniamo sul piano nazionale, ma lasciamo mani libere ai nostri “ricostruttori” di stringere patti col nemico». Questa la "sintesi" che avrebbe consumato Fitto nel seno del "caldo" consesso Campano.

Va da sè che se i fatti a venire dovessero effettivamente conferamare l'assunto, la pantomina sarebbe del tutto consumata perché, nella terra del Vesuvio, nel banco di prova tra i più “caldi” che sia dato immaginare, l'aspirante leader, non solo sarebbe scivolato "sulla buccia di banana", ma lo avrebbe fatto nel modo peggiore, perchè un presunto leader non cede e non accetta compromessi, né si concede "flessioni", ma va avanti per la sua strada, inflessibile, irremovibile, soprattutto quando deve dare risposte ad un popolo che non chiede altro che di poter provare a scrivere - insieme - una nuova e appassionante storia.

Davvero, se questo è il nuovo che avanza, allora molto meglio il “vecchio”: di ricostruttori “rosso-neri” si può anche fare a meno, soprattutto quando il suo aspirante leader, a vocazione pseudo-nazionale, non riesce a togliere le castagne dal fuoco nemmeno dal "pentolone" di una "sola" Regione.

Possiamo "dipingerla" come vogliamo ma, al netto di qualsivoglia distinguo, agli “eredi” di Fini e Berlusconi “dice proprio male”: tra Fitto e la Meloni è solo “il nulla che cammina”...

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