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DESTRADIPOPOLO: INTERVISTA A SALVATORE CASTELLO

destradipopolointervistaasalvatorecastello27/12/2013: “SOGNO PER NAPOLI IL VENTO DELLO STATO DI DIRITTO E DELLA LEGALITA’ ”. “DELLA TERRA DEI FUOCHI LE ISTITUZIONI SAPEVANO: TROPPE CONNIVENZE, IL PERICOLO E’ GRANDE”… ”IN CAMPANIA VA RIPRISTINATA L’AUTOREVOLEZZA DELLO STATO”… ”OCCORRE DARE VOCE ALLA VOGLIA DI RISCATTO DELLA PARTE MIGLIORE DEL SUD”… “LA POLITICA SCENDA NEI VICOLI DEGRADATI E DIA UNA SPERANZA AGLI ONESTI”.

Salvatore Castello, leader napoletano di Blu per l’Italia, è un giovane imprenditore napoletano operante nel settore della security preventiva e della sicurezza sul lavoro.

Ex musicista, quotidianamente impegnato anche nel settore della promozione sociale e culturale, ha la politica come passione, ma un linguaggio lontano dal politichese che rende interessante la chiacchierata con lui. 

Lei, tra i responsabili locali di “Blu per l’Italia”, è senz’altro uno di quelli che opera sulla “linea del fronte”. Fare politica a Napoli in nome della legalità è un impegno ancora difficile?

Si, è ancora difficilissimo. A Napoli i quartieri caratterizzati da un sostanziale degrado, soprattutto strutturale e funzionale, sono ancora molti, soprattutto nelle zone periferiche come quella di Scampia, ed è sempre drammaticamente attuale e cogente la necessità che il “vento liberatorio dello Stato di diritto” intervenga a dissipare dubbi e paure, ansie e “smarrimenti”, soprattutto nei più giovani.

C’è chi fa finta di nulla…
Si può anche far finta di nulla, ma la realtà delle cose è che il territorio è sostanzialmente controllato da strutture bipolari e tra loro confliggenti: da un lato lo Stato, o almeno quello che si cerca di immaginare come l’idea di Stato, e dall’altro la malavita, in primis quella organizzata.
Personalmente sono un convinto sostenitore dei sistemi liberali ma qualsivoglia sia il sistema, nessun cammino sarà mai seriamente ammissibile se non si riuscirà a realizzare in toto l’idea dello Stato di Diritto, se “l’Arbitro delle regole del gioco” non sarà serio, autenticamente terzo ed autorevole, il che rende ancora attualissimo, anzi come ancora drammaticamente indefettibile, l’impegno politico in tal senso. Altrimenti detto, ed involgendo, anche solo per mero accenno concettuale, al distinguo tra Stato-Apparato e Stato-Ordinamento, la linea programmatica sottesa al principio “meno Stato e più mercato”, fa da viatico all’idea del meno Stato Apparato, del “meno sprechi”, della tanta doverosa e partecipata meritocrazia; dell’adeguato spazio a chi saprà realmente ritagliarsi un autentico ruolo da protagonista. Perchè il “meno Stato”, non potrà mai singificare, meno Stato di Diritto…

A suo parere quanto la politica è ancora collusa con la criminalità organizzata e quanto quest’ultima riesce a condizionare le scelte politiche in Campania?
Personalmente credo che il livello di collusione sostanziale sia ancora alto, e non solo in Campania.
Le cronache giudiziarie hanno ampiamente dimostrato come la criminalità organizzata, da un lato, abbia strutturazioni organizzative e funzionali variegate, mentre dall’altro abbia capacità e possibilità operative diverse da struttura a struttura. Nell’immaginario collettivo, ad esempio, Mafia e Camorra si concepiscono uguali, quasi speculari, ma la realtà è diversa. La Mafia ha una struttura piramidale, verticistica; la Camorra, invece, ha una struttura orizzontale, con vari capi e “capetti” a presidio esclusivo di singole zone, e la sua capacità di incidenza è molto forte. Ne è una riprova la drammatica vicenda della “Terra dei Fuochi”. É da oltre dieci anni che sono stati palesati intrecci e connivenze. E’ da troppo tempo che le Istituzioni, a tutti i livelli, sapevano, e fin nei minimi dettagli, eppure nulla è mai successo; ed anche oggi che la stessa gente perbene è democraticamente insorta, sulla scorta di reiterate e continuate manifestazioni di piazza, le dinamiche s’appalesano immobili, soprattutto da parte del mondo politico. Personalmente ho una stima ed un rispetto profondi per le Forze dell’Ordine. Non è facile presidiare e controllare il territorio, e non è facile battersi per affermare la Sovranità dello Stato di Diritto, soprattutto in una terra dove l’Anti-Stato ha pregnanti capacità di incidenza. E li si percepisce come se fossero “sempre soli”, come se combattessero per noi tutti, e con la parte sana e attenta della società civile, una battaglia senza avere adeguato sostegno Istituzionale. Sarò molto diretto: i mega-stipendi li riconoscerei agli appartenenti alle Forze dell’Ordine anzicchè a Politici stranamente, sempre distratti.

Lei ha denunciato le inadempienze delle istituzioni locali e nazionali in merito allo scandalo delle Terra dei fuochi nella gestione dei rifiuti campani. Che pericoli corre realmente la popolazione di quei territori?
I pericoli sono enormi e devastanti ed ho sentore che siano di gran lunga superiori a quelli che ci vogliono far credere, il che trasmette forte l’idea di assistere al peggior video-gioco mai concepito fino ad ora, con una classe politica sempre più alienata dalla realtà, per impegnarsi in vari “giochi” su alleanze e sistemi elettorali, mentre la gente, compresi i bambini, muore di cancro o viene variamente mutilata a cagione di malattie comunque devastanti. Posso anche immaginare, pur nella semplicità che mi appartiene, quanto possa essere strumentale alla conservazione dello status quo il non andare oltre nell’esplicitazione delle questioni, ma trovo comunque assolutamente indegno perdere così tanto tempo nell’avvio delle attività di verifica dei territori, dei pozzi e delle colture contaminate. I pericoli sono enormi, perchè è stato devastato il sottosuolo ma anche lo spazio aereo sovrastante, e le falde acquifere delle zone interessate saranno sicuramente contaminate, il che basta da solo a darci l’idea della drammaticità della questione.

A fronte di quanto “Blu per l’Italia” ha denunciato, che rimedi le Istituzioni hanno posto in essere? Le ritiene sufficienti?
La risposta Istituzionale è stata assolutamente inadeguata. Il “famigerato” Decreto sulla “Terra dei Fuochi” recentemente proclamato dal Governo ha purtroppo dimostrato, ancora una volta, quanto sia sostanzialmente inefficace, “generico” e meramente propagandistico l’operato dell’attuale Esecutivo, anche in siffatta materia. Si ha forte la sensazione che, anche in questo caso, si sia fatto ricorso al solito “politichese”, sia nei confronti della nostra gente, che nei riguardi delle Istituzioni Europee, solo per trasmettere una generica volontà d’intervento volta a sbloccare fondi Europei e Regionali senza aver ben chiaro su come procedere.

Vuole approfondire?
Al di là di tutto, le generiche linee d’intervento tracciate dall’Esecutivo, oggettivamente dimostrano come il Governo e le Istituzioni locali: a) non abbiano ben chiara l’entità e la consistenza dei danni frattanto cagionati all’ambiente; b) non conoscano la loro esatta localizzazione ed estensione; c) non siano ancora in grado di esplicitare quali e quanti siano gli interventi specificatamente a farsi. Senza contare come l’impianto pseudo-preventivo e pseudo-repressivo “immaginato” dall’Esecutivo, consistente nella previsione di un generico reato di combustione dei rifiuti, scevro del termine “speciali”, e nella possibilità che possa intervenire l’esercito solo su richiesta dei Prefetti, trasmetta sostanzialmente l’idea che il Governo abbia sottovalutato il criminale nemico da combattere, quasi come se non ci si dovesse porre il problema di possibili reiterazioni degli stessi crimini, nel tempo, in Campania e/o in altre Regioni d’Italia…

Ci sono stati sprechi?
Nelle more si rileverà di sicuro ulteriore sperpero di denaro pubblico perchè la previsione di Commissioni e Camere di “regia” finalizzate anche alla gestione del monitoraggio/mappatura dei fondi e dei pozzi (da eseguirsi in 150 giorni), se da un lato da oggettiva evidenza di quanto tempo questo Esecutivo abbia perso in materia, apre anche all’idea che si sia poco considerato il reale pericolo da scongiurare: quello che si consumi l’ennesima rincorsa al flusso economico conseguente alle prossime, e non meglio precisate, attività di bonifica dei suoli e dei pozzi, da parte di quello stesso “patto criminale” che ha prodotto l’attuale biocidio…

E la lentezza burocratica fa il resto?
Le Istituzioni continuano a darci l’idea di muoversi al rilento e sulla scorta di meri proclami mentre bisognerebbe implementare e porre in essere azioni di ben altro spessore, perchè l’obiettivo è proteggere la vita della gente, “ritrovare” il territorio perduto, assicurare che l’operato di onesti produttori locali non subisca danni a cagione dell’allarmismo fuori luogo e ricreare le premesse reali per il rilancio di tutta la produzione agricola locale e dei relativi prodotti tipici, restituendo la Campania alla sua naturale vocazione di “terra del Sole”…

Occorrerebbero misure eccezionali?
In Campania va assolutamente mandato l’Esercito per supportare la quotidiana operosità delle Forze dell’Ordine, per reprimere le condotte criminali, per riappropiarsi del territorio restituendolo totalmente al Stato ed alla nostra gente, e per riaffermare con forza l’idea che – e mi perdoni per la forma! - “Io sono lo Stato, e qui comando io, nell’interesse della mia gente!” E invece no, l’Esecutivo si è “calato le braghe” delegando alle Isituzioni locali la responsabilità di richiedere o meno l’intervento dell’Esercito; e le Istituzioni locali sembrano più interessate a “fare cassa” per ripianare i debiti da lavoro straordinario verso i propri dipendenti, che richiedere che lo Stato riaffermi compiutamente, celermente e senza più perdite di tempo, la sua sua indefettibile alterità e sovranità… Intanto, mentre la Politica fa finta di occuparsene, la Terra dei Fuochi continua a bruciare, sempre di sera, con fumo tossico che arriva fino alla Rotonda di Arzano…

Molti si chiedono come si possa pensare a rimedi tampone da parte delle autorità, senza porre in essere un reale bonifica di quei territori…
La questione credo che sia molto più complessa. Sicuramente l’adozione di meri provvedimenti tampone è del tutto fuori luogo oltre che inefficace, e bisognerà immaginare dinamiche molto più complesse ed articolare, approfondendo ogni singola questione, ad ampio raggio e in tutte le direzioni, perchè, molto probabilmente, nessun intervento di bonifica potrà mai seriamente rimediare ai danni prodotti, e non mancano decisi interventi scientifici volti a sostenere una possibile, sostanziale conversione della funzionalità dei territori di che trattasi, da fondi agricoli a terreni con altra destinazione d’uso: da spazi parcheggio, a fondi per la sviluppo delle fonti rinnovabili, ovvero a zone di utilizzo comunque variamente “strumentale”, ma pur sempre sottratte alla produzione agricola in senso stretto.

Lei è un piccolo imprenditore, come categoria vede un desiderio di riscatto anche tra i suoi colleghi? Per quanto tempo il Sud dovrà ancora pegno alla criminalità? Lo Stato è presente o vi sentite abbandonati a voi stessi?
Per rispondere è necessario riprendere il distinguo fatto prima tra “Stato-Apparato” e “Stato di diritto” e/o “Ordinamento” e solo per ribadire che sono poco presenti entrambi. Lo Stato-Apparato è macchinoso, lentissimo, poco attento ai reali bisogni della gente, incapace di dare risposte pronte, celeri e realmente esaustive. Troppi compromessi istituzionali e con l’ambiente; troppa insana poltica; troppi interessi di parte; tanta sordità all’anima della gente, ai suoi bisogni, alla sua voce. Ed anche dal punto di vista dello Stato di Diritto le cose non vanno meglio.

E’ anche un problema di approccio culturale?
La vera sfida è, e resta, culturale. La vera rivoluzione concettuale, operativa e di valore sarà finalmente realizzare ed affermare che il “diritto” non è una cortesia che ti sta facendo l’impiegato o il funzionario Pubblico di turno, ma un valore cogente, irrefragabilmente obbligatorio nei confronti di tutti, “apparato” compreso. Comunque, si: nella mia terra c’è una sincera voglia di autentico riscatto e di affrancazione pregnante dalle neglette prassi clientelari che hanno da sempre caratterizzato il nostro sistema, nazionale e locale, anche nella speudo-seconda Repubblica. Voglia di meritocrazia autentica. Il desiderio sincero ed appassionato di poter scrivere una storia e di poter dar vita ad una fase finalmente nuova, libera, democraticamente incendiaria.

Napoli ha una percentuale elevata di giovani disoccupati: quale futuro vede per loro?
Non bisogna mai perdere la speranza, anzi bisognerà darsi la capacità sincera, e pregnante, si saper convogliare rabbia e indignazione verso le azioni che diventano idee, e viceversa. Concreti fautori del fare, quello dobbiamo immaginare di essere, e questo dobbiamo realizzare. Napoli, come l’intera Campania (ma andrei oltre, per involgere lìitero meridione d’Italia!), è anche la terra dell’arte presepiale, di quella orafa, della lavorazione di pregiatissime ceramiche e della produzione di prodotti gastronomici tipici, noti in tutto il mondo. Terra d’arte musicale, canora, teatrale, danzante, ma anche dimensione strutturata di professioni e di “mestieri”…

Anche di grandi “eccellenze”…
La nuova stagione politica dovrà farsi carico di immaginare, propugnare e realizzare misure capaci di superare l’assistenzialismo fine a sé stesso per consentire, da un lato la creazione effettiva del lavoro, anche sulla scorta di misure che consentano la creazione agevolata di nuove imprese, anche artigianali, dall’altro di “liberare” quelle esistenti dagli attuali gravami burocratici e di tassazione per dare a tanti giovani la possibilità di contribuire alla conservazione ed allo sviluppo dell’anima di una terra famosa in tutto il mondo.

Siete famosi per “l’arte di arraggiarvi”…
E’ vero. La nostra terra, la nostra stessa storia personale, è nota per l’“arte di sapersi arrangiare”.
Ma, soprattutto oggi, la politica deve darsi doveri e dimensioni nuove e diverse, perchè il vero scopo è quello di consentire, e di offrire, a “quest’arte di sapersi arrangiare”, la capacità strutturale di diventare storia lavorativa ed imprenditoriale effettiva, libera e totalmente consapevole. Il massimo della felicità si realizza quando un uomo può essere sé stesso fino in fondo, libero di esprimere quello che è, senza se e senza ma; quando può contribuire al progresso di sé stesso e della collettività attraverso il risultato finale del proprio e sistematico impegno quotidiano a misura del proprio essere. E se la Politica vuole davvero essere autentica, e se la stagione che verrà, vorrà davvero essere democraticamente incendiaria, allora si dovrà avere la reale capacità di saper andare “oltre” per involgere direttamente al cuore dei problemi.

Rinunciando all’assistenzialismo?
Napoli, la Campania, come tutto il Meridione, non hanno bisogno degli “assegni di disoccupazione” o dei redditi di cittadinanza (pur sempre ammissibili, ma solo per periodi eccezionali e transuenti, essendo inconcepibile che debbano conservarsi a continuativa regola di sistema!), ma hanno bisogno di Istituzioni effettivamente capaci di saper andare “oltre”, perchè il fine primario è sempre quello di garantire l’armonico ed amonioso sviluppo della personalità umana, e non certo quello di renderla – o, peggio ancora, conservarla - “chiusa” in una dimensione di miseria e di endemica pendenza/dipendenza dal potere del mondo affaristico, della malavita o addirittura dal deviato agire Istituzionale…

Una nuova sfida?
La nuova sfida per la nostra terra, e per il nostro Paese, sarà proprio questa, immaginando e realizzando qualcosa che sia davvero “nuovo” e con strutture finalmente al servizio reale della gente, evitando di immaginarci nuove Commissioni o Enti di gestione locale producenti solo nuove, inutili spese. Le spese della Politiche dovranno essere rigorosamente ridotte, ed anche le Istituzioni e le Procedure dovranno essere più snelle e, soprattutto, celeri. Uno Stato di Diritto ha senso e ragion d’essere solo se riesce a dare risposte certe e celeri: il resto rischia solo di arricchire chi ha posizioni Istituzionali e/o di “casta”, e basta. Quello che sarà, insomma, dovrà essere per la gente, e non certo per continuare ad arricchire lo spregevole agire di quella partitocrazia da “quattro soldi” della quale siamo tutti stufi… E le idee su “cosa” e “sul come”, non mancano.

Lei ha promosso anche petizioni popolari partendo dai piccoli problemi di quartiere: è un modo sempre efficace di rappresentare le istanze dei cittadini?
C’è una premessa che è assolutamente necessaria. “Blu per l’Italia” è attualmente un’associazione. Va da sè che lo strumento preferenziale sia, allo stato, quello della petizione, della promozione delle idee e della loro formulazione partendo direttamente dall’interazione constante col territorio, e con la base. Ma se anche fosse un partito, Le risponderei sempre allo stesso modo. La Politica ha un senso solo se agisce tra la gente ed insieme alla gente. Se riesce a tastarle il “polso”, proprio come facevano gli antichi giureconsulti nella Roma dei Cesari, e a darsi contenuti autentici. La politica proprio questo deve fare se vuole davvero rimettere in moto la speranza: togliersi la giacca e la cravatta, abbandonare i salotti, e scendere nelle piazze, nei vicoli, nei circoli culturali, nelle strade.
Dobbiamo smetterla di concepire la Politica come una ridda di proposte astruse avanzate alla gente con la speranza di scegliere la formula più efficace in termini di marketing.

Auspica una forma più tradizionale di messaggi politici quindi…
La Politica deve assolutamente ridarsi contenuti autentici ed agire sulla scorta di spinte sincere, vere, ed i propri contenuti li deve determinare insieme alla sua gente. E bisognerà assolutamente ritornare a fare i comizi, guardare la nostra gente negli occhi; stringersi nuovamente la mano e prendere impegni da uomini veri, perchè se saremo capaci di arrivare al cuore delle persone per quello che realmente siamo, e allora si’ che avremo almeno una possibilità seria di rimettere in moto la speranza di tutti per la rinascita dell’intero Paese. Oggi più che mai, bisogna darsi il sincero coraggio di accettare le sfide importanti, ritornando alla lezione dei Maestri perchè, come sostiene l’amico Danilo Petri, “la cornice “filosofica” di ogni impresa politica deve possedere la densità delle lezioni dei maestri e lo slancio dinamico della gioventù. Creatività, passione, energia, spirito rivoluzionario devono essere gli strumenti per la costruzione dell’opera…” Ed io, come si usa dire oggi, “stra-quoto” in toto...

Lei non ha un passato di impegno politico: perchè ha deciso di aderire a “Blu per l’Italia”?
Rientra nel mio modo di essere. Non sono mai stato una persona statica o che resta comunque alla finestra a guardare che cosa succede nel mondo. La Politica mi ha sempre appassionato, anche se non avrei mai immaginato di impegnarmi in tal senso in prima persona… Però, soprattutto oggi, c’è il dovere morale di darsi da fare, perchè c’è in gioco il futuro di tutti, soprattutto per chi si sta affacciando alla vita e per chi ancora deve conquistarsi questo mondo! Blu per l’Italia rappresenta una sfida nella quale ho creduto da subito.

Lei ha radici culturali di destra?
Oggi ricostruire una reale dimensione valoriale e culturale di destra, è un dovere assoluto e non più rinviabile, perchè la vera sfida è duplice: da un lato vi è l’assoluta necessità di ridarsi tutti uno spazio concreto, “una casa comune”; dall’altro dimostrare che la destra può essere ancora una storia vincente per le sorti di tutto il Paese e della nostra gente. Insomma, per mutuare l’Aristotelico concetto di medietà quale virtù, nella dialettica Democratica non può e non deve assolutamente più mancare una politica ed un’azione cuturale di Destra, a condizione che sia autenticamente moderna, liberale, rispettosa delle tradizioni ma altresì capace di guardare al futuro accettando tutte le sfide che la contemporaneità propugna di continuo.

Una Destra che non pare profilarsi all’orizzonte, sia sincero...
Una Destra nuova, che superi l’assurda contrapposizione tra chi pretende di essere l’erede prediletto di Alleanza Nazionale e chi si agita di continuo per rispolverare una vecchia bandiera che ha celermente messo in soffitta anni fa, salvo ricordarsene in vista di possibili percentuali da conquistare alle prossime elezioni europee. L’impegno personale è per una Destra moderna, autonoma, repubblicana, democraticamente incendiaria… Ma le dirò di più, se permette.

Prego...
Il vero fine è quello delle dimensioni autentiche, sincere; della Politica scritta tutta in maiuscolo.
Nel nostro Paese la vera sfida, quella irrefragabilmente obbligatoria, dal punto di vista pragmatico e valoriale, afferisce all’assoluta necessità di poter fruire di una “forza”, e di una proposta, Politica che sia realmente liberale, che si batta per la difesa del territorio, sia verso le aggressioni malavitose interne che verso quelle esterne, che ridia dignità alla nostra azione di Patria nel futuro dell’Europa che bisognerà essere all’altezza di saper propugnare federata. Un movimento autenticamente meritocratico e legalitario. La sostanza è questa. Il resto è solo una ridda di locuzioni di mera propaganda, perchè come amo sempre precisare, l’identità non è dato dal nomen, ma dai valori per i quali ti batti…

Potesse realizzare un solo sogno, cosa vorrebbe realizzare per la sua Napoli?
La mia Napoli la “vorrei sempre sorridente”. Il fiore all’occhiello di un mondo nuovo, ricco di quella cultura e di quella spinta alla vita che solo la mia terra sa dare… Ma è un desiderio che nutro per tutto il meridione, perchè questa terra, come già ho detto, non aspetta altro che di potersi giocare il proprio destino e di vincere la propria sfida: quello di un territorio affrancato dalla mala-politica, dall’assistenzialismo becero ed inconsistente, e dalla malavita dilagante e collusa. Un autentco vento rivoluzionario capace di renderci tutti autentici protagonisti di un destino di pregnante libertà. E questa terra, la nostra gente, noi tutti ne abbiano a iosa le potenzialità.

Se dovesse dare un consiglio un domani a suo figlio, lo inviterebbe a “emigrare” o a continuare a lottare per cambiare la sua città?
Al figlio che un domani mi auguro di avere, non farei altro che ribadire quanto già dico ai miei giovanissimi collaboratori: sebbene il mondo sia grande, la nostra terra è questa ed è qui che la vita, per un inesplicabile mistero, ci ha chiamati alla sfida di essere uomini veri e sinceri protagonisti del nostro tempo! Andare altrove sarebbe vile…

Nota: invervista a cura di Riccardo Fucile pubblicata su Destradipopolo.net il 27/03/2013