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INTERVISTA AL NOSTRO SPEAKER...

Salvatore Castello (Totò)(a cura di Riccardo Fucile) - A DESTRA QUALCOSA DI MUOVE. INTERVISTA A TOTO' CASTELLO, "IL GIOVANE SAGGIO": UMILTA', SPIRITO DI SERVIZIO E SAPER PARLARE AL CUORE DELLA GENTE, PER UNA DESTRA CHE VUOL TORNARE PROTAGONISTA".

DAI QUARTIERI POVERI DI NAPOLI AGLI STUDI PAGATI SUONANDO NELLE CHIESE: “A DESTRA PER REALIZZARE IL SOGNO DI UNA NAPOLI DELLA LEGALITA’ E DELLA SOLIDARIETA’”… E NELLA SQUADRA DI FINI SI VEDE NEL RUOLO DI LIBERO A TUTTO CAMPO..."

Ci racconta come nasce politicamente Salvatore Castello?
Sinceramente non ho mai pensato di “rappresentarmi” in termini politici: una dimensione politica in senso stretto ancora non esiste. Allo stato, il mio è un impegno meramente civico, prepolitico e culturale. Quando non hai un partito di riferimento ed hai, comunque, voglia di impegnarti, operi a livello associativo: saranno la storia, l’impegno e la relativa qualità a fare eventualmente il resto. L’interesse ad occuparmi “degli altri” l’ho sempre nutrito sin da ragazzino, comunque.
Che estrazione sociale ha Salvatore?
Sono cresciuto in uno dei quartieri più poveri di Napoli. Un degrado strutturale. Una sistematica carenza di servizi. E poi la criminalità: era ovunque. A volte non riuscivi (non riesci!) nemmeno a “respirare”… In contesti del genere le possibilità sono tre: o diventi malavitoso, o ozi a vita – magari basandoti su espedienti di ogni tipo per andare avanti – o ti ribelli, assecondando quello spirito “rivoluzionario”, quel fuoco che ti brucia dentro. Poi c’è modo e modo di assecondarlo quello spirito ribelle.
Ci racconti…
Io sono sempre stato riflessivo, sin da ragazzino. Ascoltavo. Osservavo. Pensavo, ragionavo e, poi, agivo. Gli studi me li sono pagati da solo (per la verità è dall’età di 15 anni che lavoro) suonando nelle Chiese della città e, se proprio vogliamo dirla tutta, la comunità ecclesiastica è stato il primo contesto nel quale ho operato, nel mio piccolo, anche nella dimensione “del fare per gli altri”. Ricordo il giornalino di quartiere. Le piccole petizioni su questioni specifiche ed anche gli spettacoli di beneficenza organizzati per i poveri della zona e per le missioni dei Padri Scolopi in Africa. Insomma, se mi è permesso di usare una metafora, sono cresciuto con lo spirito del chirichetto, con lo spirito di “chi serve la messa”, e quello spirito di servizio, forse anche perchè sono il primogenito, mi è rimasto dentro. E’ quel quid che mi ispira e governa, sempre. Anche nel lavoro sono così.
E non ha cambiato atteggiamento ?
Sono il “capo” di una piccola azienda, eppure non mi sento mai come “un uomo di potere”, fosse anche solo piccolissimo. Anzi, ho chiara contezza del fatto di quanto il ruolo sia i più difficili, perchè spetta a me dettare i tempi, disegnare lo scenario, propugnare la storia e farla insieme agli altri.
Una piccola provocazione: se fosse un grillino avrebbe un curriculum adeguato per ambire a traguardi politici?
Bella domanda. Bisognerebbe prima capire che cosa si intende per “grillino”. Se per grillino alludiamo all’urlatore di turno, potrei dirle che sarei attrezzato per urlare con qualità: sapendo cantare, farei degli acuti bellissimi, magari sarei anche quello più “vibrante”, chissà. Se per grillino alludiamo, invece, a chi è stanco del sistema, le cose cambiano, e decisamente. Il sistema attuale va cambiato ed in tutte le direzioni. Ma per farlo ci vogliono ardore, passione, costanza, pazienza, idee, programmi seri, articolazioni dettagliate e tanta competenza. E non parlo solo di quella base, della competenza “di partenza”, ma (alludo) soprattutto a quella in itinere, perchè per fare bene una cosa non basta avere le attitudini e la passione: devi studiare, riflettere, impegnarti. Insomma, non basta essere bravo, devi tendere ad essere sempre il migliore, anche quando la tua essenza ed il tuo modo di porti sono da persona semplice. Insomma, per usare la stessa metafora con la quale sintetizzo le mie impressioni su un possibile, nuovo collaboratore per la mia azienda, direi che sono una “buona stoffa”: il vestito si potrebbe anche provare a farlo.
Fare politica a Napoli è più difficile che farla al nord? C’è più disillusione? Che pensano i napoletani della politica?
E’ difficile fare la cose a Napoli e provare a fare politica lo è ancora di più. La maggior parte delle persone pensa “all’oggi” e non programma quasi mai. C’è disillusione ma anche tanta ironia e non è detto che siano necessariamente cose a cui assegnare valenza negativa.
Ci spieghi meglio…
Le faccio un esempio che “dice” tutto, se vogliamo, e che ho letto varie volte anche in rete. Correva l’anno 1938. Le truppe germaniche sfilavano per via Caracciolo. Hitler stese il braccio per salutare, romanamente. Il silenzio venne rotto da un papà che al proprio figlio disse: “lo vedì? Ha steso la mano per vedere se piove!” In effetti l’ironia dei napoletani dice tutto ed il contrario di tutto. Può essere una semplicazione tendente al negativo, all’alleggerimento del giudizio o di una situazione, ma può anche trasformarsi in quel valore aggiutno di cui c’è bisogno per rimettere in moto la storia di una città e di un intero popolo.
Non può negare che ci sia uno scetticismo diffuso..
I Napoletani è vero che sono in buona parte disillusi, ironici e proiettati più “all’oggi” che al domani, ma sono soprattutto persone di cuore e se riesci a parlare la loro cuore, se riesci ad appassionarli sono capaci di amarti alla follia. Napoli conosce le brutture della violenza comune e camorristica, della prevaricazione e dell’abuso, ma conosce anche la grandezza “del pensiero”, la nobiltà dell’animo, l’ardore e l’amore sconfinato per la vita e per gli altri. Napoli vive di tradizione, di fervente vivacità ed anche del culto degli errori. Napoli è capace di viversi staticamente ma anche di sapersi appassionare alle sfide impossibili seguendo il “condottiero più audace”, e l’amore della sua gente per personaggi come De Filippo, Antonio De Curtis, Achille Lauro, ed anche Maradona, lo dimostrano a piene mani.
Una opinione sincera sull’operato del sindaco De Magistris…
De Magistris è sicuramente una persona perbene ma è partito sconfitto in partenza. Fare il Sindaco non è come esercitare l’azione penale in un caso importante. Fare il Sindaco di Napoli – ed a Napoli non c’è riuscito mai nessuno, per la verità - vuol dire essere il Napoletano tra i Napoletani. Vuol dire entrare nei borghi, nei vicoletti e saperli leggere, riconoscere e “sentirli”. De Magistris aveva fatto grandi promesse ma non è stato capace di mantenerle.
Non è facile, ammetterà
E’ vero che Napoli è una città difficile. E’ vero che la crisi generalizzata ha rallentato tante iniziative, ma è anche vero che ci sono state distrazioni che potremmo definire “da status”, quelle disattenzioni tipiche di chi è espressione di un elite e che non è in grado di leggere il cuore pulsante di una terra e della sua gente. Si è fatto quasi nulla per quella Napoli dimenticata ormai da oltre venti anni. Il Sindaco ha preferito proseguire sulla strada dei suoi predecessori di sinistra, continuando ad abbellire le vie principali, dimenticandosi di tutto il resto.
E che altro?
E poi c’è stata la lentezza tipica di chi vive “altrove”, tipico di chi pensa che c’è sempre tempo. Ma a Napoli scorre tutto velocissimamente, invece, ed il Sindaco non è mai riuscito ad entrare davvero in sintonia con l’anima profonda della nostra gente e della nostra terra. L’ha fatto solo sulle questioni “sensibili”, su quelle questioni “politicamente corrette”, su quelle questioni che ti regalano la prima pagina dei giornali per un giorno, preferendo la via della “nicchia” anzicchè coinvogere un’intera Città. E poi, de Magistris si è perso il senso epico di quello che poteva essere. Da ex magistrato poteva dare una dimostrazione concreta del senso della legge e del rispetto delle regole, mettendo in riga tutte quelle strutture e quei dipendenti comunali distratti, boriosi e indolenti, e invece...
E’ vero che spesso dietro movimenti organizzati a Napoli ci sono interessi della criminalità o è una leggenda metropolitana?
Dire “spesso” è dire troppo, sinceramente, anche se è vero che accade e la storia l’ha ampiamente dimostrato. E bisogna sempre far caso a chi guida “il corteo” per capire se dietro c’è la gente perbene, la gente onesta o se vi sia dell’altro. Nel meridione, la malavita, come la stessa collusione affaristico-politico-malavitosa, è un fenomeno costante e gli ultimi avvenimenti, gli ultimi scandali, lo dimostrano. Non bisogna mai generalizzare, questo è vero, ma non bisogna nemmeno far finta di nulla perchè è proprio nel momento della distrazione che poi le cose succedono
Nella raccolta e smaltimento rifiuti ci sono stati segnali positivi o siamo sempre in piena emergenza?
Alti e bassi. Dei segnali positivi ci sono stati, soprattutto in provincia e soprattutto per quanto concerne la raccolta differenziata, anche se una dimensione ottimizzata e del tutto rassicurante è ancora di là da venire.
Sulla vicenda della terra dei Fuochi le analisi ufficiali hanno ridimensionato i pericoli, limitandoli territorialmente: si può stare tranquilli?
Direi proprio di no. Allo stato, dalla mappatura completa dei 1.076 chilometri quadrati di terreni sospettati di essere contaminati da discariche abusive, risulterebbe un rischio contaminazione solo per il 2% del territorio totale. Nell’ambito dello stesso studio sarebbero stati individuati anche 51 siti per i quali risulterebbe necessario la proposizione prioritaria di misure di salvaguardia per garantire la sicurezza della produzione agroalimentare, per un totale di 64 ettari di suolo agricolo. Contestualmente, sulla scorta di uno specifico decreto interministeriale, è stata vietata la vendita dei prodotti ortofrutticoli dei terreni classificati a rischio, identificati in 57 Comuni. Sicuramente è stato un “primo passo”, ma non può e non deve assolutamente bastare, anche perchè delle “tre l’una”: o i “pentiti” di Camorra, nei mesi scorsi, hanno raccontato soltanto frottole, magari agendo come strumenti del “sistema” per la consumazione dell’ennesima speculazione da parte dello scellerato patto affaristico che ha mietuto vittime e sangue in questa terra (forse la strategia era quella di diffondere eccessivo allarmismo per far eseguire scavi e operazioni di bonifica anche quando non necessari per consumare l’ennesimo business?), ovvero il fenomeno non è stato affrontato fino in fondo ovvero ancora si è consumata la solita “necessità di conservazione del potere”, quella voglia di far finta di nulla, di far scemare l’allarmismo anche in carenza di certezze scevre di qualsivoglia dubbio.
Cosa sarebbe necessario?
C’è assoluta necessità di certezze, per la salute della gente e per tutti gli operatori agroalimentari di riferimento. E c’è assoluto bisogno di controllare il territorio riaffermando tutta l’autorità dello Stato. Le forze dell’ordine del territorio sono già superimpegnate ed occorrono integrazioni: i mille soldati che sono stati mandati in Campania nei mesi scorsi sono pochi, sono troppo pochi per una terra che resta sempre in ascetica attesa che lo Stato affermi sé stesso fino in fondo e senza se e senza ma. E poi la “terra dei fuochi continua bruciare”, tutti i i giorni, ed a tutte le ore. Le news in rete sono continue. I siti dedicati pure. Ma la terra continua a bruciare. Ed è d’obbligo fare di più. E le dirò di più: se davvero si vuole mettere il meridione in condizione di raccontare una storia nuova, quello della sicurezza e dell’affermazione dell’imperio unico ed indiscusso dello Stato e della “legge”, è un investimento non più procrastinabile, perchè sarà solo l’affermazione totale e compiuta dello Stato di diritto e ridare linfa ai sogni, alle possibilità e alla speranza.
Lei è il presidente dell’associazione e del relativo blog Right Blu - La destra liberale: quali le ragioni della sua iniziativa?
Ero stanco di stare a guardare e di fare parte di quella ampia schiera di persone che si lamentano e basta. Nessuna pretesa particolare. Nessuna velleità. Solo voglia di partecipare al dialogo, di fare massa critica, di denunciare, sensibilizzare, richiamamre l’attenzione e, nel caso, di organizzare piccole petizioni, iniziative semplici ma concrete. Sincero desiderio di mettersi a disposizione di chi sente ardere dentro di sè gli stessi sentimenti e la stessa voglia di fare… “Un laboratorio per una nuova stagione di idee”… Right BLU – La Destra Liberale, è questo.
Ha partecipato a fine giugno al meeting “la Destra che non c’e'” patrocinata da Gianfranco Fini in veste di allenatore: che impressione ne ha ricavato?
Diciamo che è stata la “mia prima volta” in assoluto. Prima di quella data non avevo mai preso parte ad una manifestazione del genere. L’ho trovata molto partecipata, soprattutto dal punto di vista emozionale, ed è stato davvero particolarissimo incontrare dal vivo tante persone che fino a quel momento erano soltanto dei nickname e delle foto sui “social” ovvero delle immagini in tv.
Oltre a questo aspetto?
Al di la di questo si è trattato giusto di una occasione per riprendere un dialogo perchè da fare c’è davvero tantissimo. In ogni caso, anche se i tre minuti a disposizione di ciascun partecipante per “dire la sua” sui contenuti della “Destra che non c’è”, erano pochi, hanno lasciato, comunque, il “segno”. Pur essendo nuovo dell’ambiente, ho avuto una percezione abbastanza netta tra chi era là per saltare su un possibile, nuovo “gommone”, e chi, invece, era animato da un sentimento sincero tendente alla ricompsizione di una comunità e di una storia bruscamente interrotta.
E la presenza di Fini?
Vedere Fini dal vivo e strigergli la mano è stato emozionante. Il Presidente Fini è stato il mio idolo da ragazzo. E’ stato colui che mi ha fatto provare l’oroglio di essere di destra, e parlarci, anche solo per pochi minuti, è stato davvero significante e significativo.
Nella squadra dell’ex presidente della Camera in che ruolo si vedrebbe meglio: in porta, difesa, regista o in attacco?
In linea di massima, nella vita bisogna avere la capacità di ricoprire “ruoli” diversi: devi saper “parare il colpo”, difendere un principio o una posizione, indirizzare l’azione e segnare quel “goal” che sostanzia il raggiungimento del risultato. Quello del jolly sarebbe il ruolo che maggiormente mi rappresenterebbe in un potenziale “schema di gioco”.
Su, non faccia il democristiano, però…
Ah, la domanda è “secca”? Il mio potenziale ruolo? Beh allora il ruolo di “libero”, direi…
In attesa di scendere in campo non teme che si possano ripetere i tipici errori dei movimenti politici dove in tanti cercano spazio attraverso l’autoreferenzialità ?
In effetti i rischio c’è e in giro già si nota qualcuno chiaramente attestato su quella linea “di pensiero”. E la cosa è parecchio disarmante perchè il Presidente Fini è stato oltremodo chiaro sul punto. La struttura immaginata è di tipo orizzontale. Nessun “accreditamento dall’alto”. Nessuna “sponsorizzazione”. Soltanto l’impegno concreto nei territori ed i risultati raggiunti saranno il viatico di una possibile progressione nella “squadra”. Soltanto i riscontri empirici diranno chi “gioca” e chi sta in panchina.
E invece?
Non tutti lo hanno capito tanto è vero che in parecchi stanno trasmettendo la plastica “sensazione” che, anzichè predisporsi “all’allenamento” ed a sudare sul campo, si stiano invece grattando la fronte stando sugli spalti dello stadio, e proprio là, in tribuna d’onore, fiduciosi di poter contare su pseudo-rendite di posizione. E lo spirito non è quello giusto, ovviamente, anche perchè allo stato attuale siamo in serie D e per scalare i campionati la strada sarà dura, durissima. Altro che rendite di posizione…
Perchè un elettore moderato di destra dovrebbe votare uno dei tanti partiti di area quando c’e’ già Renzi che lo rappresenta? In fondo un buon 10-12% il premier lo ha preso in campo opposto…
Beh, Renzi è chiaramente un bluff. Su tanti argomenti è vero che usa il linguaggio “dell’uomo di destra” ma, poi, agisce per quello che è: una “variante di uomo di sinistra”.
Non può negare che l’hanno votato…
La verità è che alle ultime elezioni tanta gente ha votato Renzi soprattutto in segno di protesta nei confronti di un’area, quella di centro-destra, sempre più insignificante ed inconsistete, e sia in termini di proposta che dal punto di vista dell’impegno concreto. E sono certo che la nostra gente, soprattutto quella che è rimasta a casa, quel 50% che ha dimostrato profonda disillusione, non stia aspettando altro che una destra capace di battersi per i valori liberal-conservatori perchè, diciamocela tutta, quella “destra che non c’è”, è quella destra di respiro europeo, quella destra capace di affrontare le sfide del liberismo economico, di propugnare una metamorfosi culturale dell’intero paese e di un intero popolo, liberandolo dall’oppressione di un sistema sempre più schiacciante ed opprimente per dare a ciascuno di noi la possibilità essere realmente artefice del nostro destino.
Cosa non la convince del M5S? Per uno come lei attento alle denunce locali non avrebbero potuto costituire un approdo?
Vede, l’azione d’impeto è sempre appassionante ma le dinamiche corrette, quelle che davvero permettono alle cose di cambiare e di avere un senso, sono quelle nelle quali si propone e ci si apre al dialogo ed alla “costruzione”: gridare e dire no è troppo facile. In quel modo si parla “alla pancia della gente”. In quel modo si cavalca la tigre della disperazione. E la politica non deve fare questo: la sua essenza è nel dovere di dare risposte. E, poi, i miei valori di riferimento sono quelli liberal-conservatori. Valori decisamente distanti da quelli del M5S. Senza contare che anche solo l’idea di essere “oltre Hitler”… Beh, credo che ci siamo capiti…
Affrontiamo un luogo comune: al Sud si vive di assistenzialsmo e al nord si lavora? O al Sud ormai si emigra?
Diciamo che oramai si lavora dove si può e quando proprio non ci sono alternative si va all’estero o ci si toglie addirittura la vita. La storia drammatica degli ultini tre anni del nostro paese ci dice questo. L’assistenzialismo, con gli ammortizzatori sociali, è operante ed operativo in ogni dove e chi “può rimediare” un lavoro lo fa senza starci a pensare più di tanto. La “crisi” ha annullato le distinzioni, ha abbattuto i luoghi comuni ed ha messo un intero paese in ginocchio. La verità, è questa.
Se un domani arrivasse a rivestire un ruolo di ammministratore della sua città cosa le piacerebbe realizzare come progetto? C’è qualcosa che le sta a cuore?
Beh, le idee sono tante ed i progetti pure. Napoli è sempre stata la “culla” del diritto e dell’arte. Il sogno sarebbe riuscire a trasformarla nella “culla” della legalità.
A ottobre Fini sarà a Napoli per l’assemblea regionale dell “destra che non c’e'”, lei dicono sia un giovane “sotto osservazione” del mister… pronto a indossare la maglia?
Non so se il mister mi “osservi” per davvero. Amo “giocare le partite” a prescindere. Ciò non di meno, è tutto a vedere. Se l’obiettivo è quello di costruire, nel tempo, e senza avere nessuna particolare fregola, una squadra importante che sappia riappassionare i nostri “tifosi”, che abbia uno schema di gioco valido - con dinamiche veloci, “all’inglese”, a zona, con pressing a tutto “campo” e con vertigionose verticalizzazioni – e se lo spirito di gruppo sarà quello giusto, beh… sono pronto.
Le chiediamo una profezia: prima o poi questa “destra che non c’e'” la si troverà?
Glielo dico sottovoce… Mi creda: quella destra già c’è, basta solo darsi il coraggio di viverla.

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NOTA: intervista a cura di Riccardo Fucile. Pubblicata sul Blog "Destra di Popolo" il 16 luglio 2014