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IL "PARTITO DELLA NAZIONE"!

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MANIFESTAZIONI SENZA SENSO...

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(di Fausto G. Longo) - 16 ottobre 2021, chiude Whirpool. Centinaia di licenziamenti. Ieri ha chiuso anche Alitalia: migliaia di lavoratori a casa. E, solo ier, altrii 4 morti sul lavoro in un...

GUARDIAMO AL FUTURO...

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(di Fausto G. Longo) - Dalle elezioni amministrative la DESTRA ne esce con le ossa rotte e con la necessità di fare una riflessione profonda al suo interno. Molti candidati sindaci e, molti...

OLTRE

OLTRE "LO STECCATO"!

(di Fausto G. Longo) - Capita spesso di ripensare ai manifesti e agli slogan che capeggiavano sui muri della vecchia sezione del Fronte della Gioventù prima e di Azione Giovani dopo. Eravamo...

"RESISTERE IN PIEDI..."

Pietro Nenni e Bettino Craxi(di Daniele Capezzone) - Quella di Pietro Nenni è una figura due volte gigantesca.

Una prima volta per la sua biografia personale e familiare. Nasce nel 1891 da una famiglia poverissima (con i genitori che lavorano a servizio presso una famiglia nobile); perde il papà a 5 anni; finisce in un orfanotrofio. E sarà l’esperienza formativa principale: per l’incontro con il dolore, per l’imprinting della solitudine e della sofferenza, ma anche per uno studio forsennato, grazie ai libri rimediati da un giovane compagno, e letteralmente divorati nella soffitta dell’istituto.

Una seconda volta per la sua biografia politica: settant’anni di militanza senza una pausa, senza una soluzione di continuità. Le manifestazioni contro la guerra in Libia; la conoscenza e il carcere condiviso – allora – con il Mussolini socialista; la posizione interventista nella Prima Guerra Mondiale e il suo arruolarsi volontario; la lunga parabola antifascista, tra giornalismo e politica, esilio e arresti; la stagione partigiana; dopo la Liberazione, le sue pagine più discutibili e sbagliate (il frontismo e il patto d’azione con il Pci; la rottura del 1947 con Saragat, che invece sceglierà giustamente l’Occidente e lo schieramento della libertà e della democrazia; la posizione contro il Patto Atlantico; il Premio Stalin nel 1951). Poi, però, dopo la pubblicazione del Rapporto Krushchev sui crimini dello stalinismo, e soprattutto dopo l’orribile repressione sovietica contro Budapest nel 1956, inizia un’altra storia: si riavvicina a Saragat, si allontana dai comunisti, restituisce il Premio Stalin. Fonda così la corrente autonomista (contrapposta ai “carristi” filo-comunisti, incuranti dei fatti d’Ungheria); pone le basi per la riunificazione socialista del 1966, lavora per l’ingresso nell’Internazionale socialista. E poi l’ultima stagione: la campagna per il divorzio; l’appello nel 1976 affinché il Partito radicale abbia spazio sui media (e sarà un’iniziativa decisiva per consentire a quattro deputati radicali la prima elezione alla Camera); il sostegno convinto alla nascente segreteria Craxi, su una linea di orgoglioso autonomismo e distinzione dalla sinistra comunista.

resistereUn pregevole libro di Francesca Vian (pubblicato a maggio da Stampa Alternativa) affronta questo materiale immenso e incandescente attraverso un punto di vista particolare: il linguaggio di Nenni, politico e giornalista, effettivamente caratteristico e personale.

Il passare dei decenni non appanna la vivezza delle sue metafore, l’efficacia retorica delle sue domande reiterate (quasi a incalzare l’interlocutore, reale o immaginario), la forza dei suoi interrogativi lasciati senza risposta…E poi le invenzioni lessicali, giunte fino a noi con una freschezza senza eguali: la “stanza dei bottoni”, i “tempi bui”, il “cretinismo parlamentare”, il “vento del Nord”, il “carnevale permanente” di Palazzo Venezia, fino al coraggio di “resistere in piedi” che dà il titolo al volumetto della Vian.

Effettivamente c’è da rimanere sorpresi e ammirati. Un immenso giornalista, proprio come (e insieme: diversamente da) Mussolini. Con una capacità magica di farsi capire, di arrivare alla comprensione dell’ultimo “compagno” o del lettore più semplice, senza con ciò perdere in eleganza, o senza rinunciare a latinismi o francesismi o anglicismi. Con un’assenza di oscurità che è il contrario del compiacimento elitista. Con una costante capacità di narrare, drammatizzare, emozionare, personificare, dare letteralmente corpo agli “amici” e ai “nemici”: perché Nenni sa che la narrativa è più forte della saggistica, che un racconto caldo vale più di un’analisi fredda, che per convincere occorre innanzitutto emozionare.

Siamo molto distanti (va detto a beneficio di Nenni e dei leader suoi contemporanei) dalle costruzioni artificiali (meglio: artificiose) di oggi, tra ghost-writer, gobbi elettronici (non arriverò così in basso da citare certe slides…). Quel che mi importa è sottolineare un punto: anche le “narrazioni” odierne più efficaci sono spesso costruite da altri e accettate dal leader (che, se è bravo, le “interpreta”). Con Nenni e i suoi coevi siamo in una dimensione diversa, in cui il leader è anche e soprattutto architetto in prima persona, costruttore e non solo narratore di una visione.

A beneficio dei tempi nostri, va tuttavia detto che oggi i leader sono sottoposti a uno scrutinio severissimo e istantaneo: basta un biennio per bruciare una figura, per logorarla, per guastare il rapporto con l’opinione pubblica. Siamo dentro una turbopolitica che esalta ma poi divora e distrugge, in cerca di “carne fresca” da esaltare e poi macinare di nuovo…

Nenni e i suoi contemporanei poterono invece – nel bene e nel male – compiere traversate lunghissime, svolte epocali (dallo stalinismo all’antistalinismo, per dire la più enorme), e poterono essere giudicati con rispetto in ciascun passaggio della loro traiettoria. E’ letteralmente un altro mondo rispetto a quella che in Inghilterra chiamano la “X-factorization” della politica attuale, cioè proprio la sua riduzione a un talent-show in cui il “pubblico” si ritrova a votare (anzi, a esprimere un “like” o “un televoto”) per il candidato che sembra gradito una sera, salvo poi risultare superato e magari già fastidioso pochissimo tempo dopo.

Il bel libro della Vian ci aiuta a riflettere sulle due dimensioni: su quella di allora e su quella – così diversa- di ora. Con una postilla, da non dimenticare mai. Quei tempi di militanza richiesero sacrifici letteralmente vitali. Non mi riferisco solo agli elementi “oggettivi”, imposti dalla storia: due Guerre Mondiali, una dittatura, poi la Guerra fredda, eccetera. Mi riferisco a quelli “soggettivi”, autoimposti da una militanza rigorosa e senza sconti. Praticamente tutte le tappe della vita di Nenni successive alla sua scelta di impegno politico saranno segnate dalla rinuncia e dal rischio personale: arresti, il lungo esilio, la nascita di una figlia mentre è in carcere contro la guerra in Libia, la nascita di un’altra figlia mentre si arruola nel 1915, fino all’abisso di dolore per la morte della figlia Vittoria nel campo di sterminio di Auschwitz. E’ il caso di ricordarlo: c’è chi ha vissuto la politica e l’impegno civile non avendo come priorità il comunicato da inviare all’Ansa o la battuta da fare per il tg della sera, ma avendo a che fare con questo tipo di prezzi umani e affettivi.

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