Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

AREZZO: IL PALAZZETTO DELLA CULTURA...

 
danilo(di Danilo Petri) - Nell'Aprile del 2006 scrissi un piccolo libro dedicato alla mia città. Mi piace estrarre questo raccontino di fantasia (un giornalista che racconta ad un amico di una visita ad Arezzo): espediente letterario per esporre uno dei progetti che nel libro viene trattato più formalmente. Lo pubblico perché a distanza di dieci anni quel Palazzo è ancora vuoto.
 
Arezzo è una bella città. Sono salito con le scale mobili che dalla parte nord della città raggiungono la collina nobile e antica. L'incontro con le antiche mura già è suggestivo ma, quando dalla piccola piccola porta sono uscito nella piazzetta che si apre sotto il sagrato e la facciata della Cattedrale, l'impatto è stato sorprendente. Non ho potuto gustarmi i dettagli di una scena davvero emozionante perché dovevo in fretta scendere verso Piazza Grande dove, all'interno del Palazzetto della Cultura, stava per cominciare un importante convegno internazionale, organizzato nella cornice delle manifestazioni per il cinquecentesimo anniversario della nascita di Giorgio Vasari. Ho ascoltato i primi due interventi, quelli che per dovere dovevo seguire. Poi ho pensato di godermi il resto della giornata facendo il curioso turista.
 
Ti descrivo questo straordinario luogo di cultura. Al piano seminterrato c'è il museo dell'oro. Gioielli, disegni, modelli della lunga tradizione industriale orafa della Uno Aerre, azienda leader mondiale in questo settore e proprietaria della collezione. Un ambiente suggestivo, elegante. Pietra viva e cristalli, valorizzati da un gioco di luci sapientemente allestito. Magnifici esempi di arte orafa. Firme di eccellenti artisti e designers e stilisti. Il migliore biglietto da visita possibile per una città che ha fatto dell'industria orafa la sua maggior fonte di sviluppo. Sono salito al piano superiore: il richiamo alla tradizione orafa si compie con l'offerta di articoli in un ampio negozio dedicato appunto a gioielli e oggetti preziosi.
 
Anche questa attività commerciale non si discosta dal buon gusto e dall'accattivante fascino del museo. Tanto che non sono riuscito ad uscire a mani vuote. Ho acquistato una spilla meravigliosa per la mia nuova fidanzata. Dopo aver ascoltato i due interventi ero uscito e rientrato dalla parte di Corso Italia, da dove si accede direttamente al museo. L'entrata principale del Palazzo invece è quella di Piazza Grande.
 
La Piazza è qualcosa di unico e veramente bella. Si sale una scalinata e si può entrare sia da quello che doveva essere l'ingresso del Tribunale, sia dalla parte più antica del Palazzo (Palazzetto di Fraternita): tralascio di descriverti i particolari, come un basso rilievo del Rossellino che sta sopra la sommità dell'ingresso, oppure il grande orologio cinquecentesco che domina dall'alto sulla piazza. Preferisco raccontarti di quanta vitalità si respirava in quel luogo. Un sacco di giovani sulla grande terrazza, immersi in un gran chiacchiericcio o in qualche storia di amore o in accese dispute politiche o culturali. Magari semplicemente sportive. Un bar molto moderno ed essenziale, ben fornito e perfetto per la grande gentilezza profusa nel servizio. Lo dico perché ho chiesto semplicemente uno spritz con Campari: perfetto il bicchiere, le quantità, gli stuzzichini in accompagnamento e il magnifico sorriso della ragazza che mi ha servito.
 
Mi addentro nelle sale. Adiacente al Bar, dal quale vi si può accedere, c'è una grande e fornitissima libreria. Una sala con una parete affrescata, scaffali di legno, scrivanie moderne, computer. Da notare Tom Waits in sottofondo, a basso ma ben diffuso volume. Silenzio e molte persone alla cassa con i libri in mano. Accanto un'altra sala, immagino per servire pranzi.
 
Un'altra ancora, di passaggio, molto grande, attrezzata per per l'accoglienza, con banchi di book shop: libri su Arezzo, sulle opere d'arte, souvenir, biglietteria. Alcune porte porte chiuse. Mi sono fermato a leggere alcuni grandi manifesti appesi al muro. Descrivevano le iniziative in atto e prossime a venire: un'attività densissima. Alcuni esempi: la mostra temporanea in atto, dedicata al Vasari, disegni, scritti e non ricordo cos'altro ancora; una serie di convegni e conferenze e seminari che si tengono nella bellissima sala polivalente con oltre centotrenta posti a sedere che si trova al piano superiore. Queste iniziative tutte di marca aretina: Polo Universitario, Comune, Provincia, Fraternita dei Laici, Accademia Petrarca ed altri. Poi, ancora, ricordo di aver letto di manifestazioni teatrali e musicali: atti unici, musica da camera.
 
Prevista per settembre una serie di proiezioni di film del Neorealismo italiano; per Ottobre proiezione di video storici su Arezzo dagli anni trenta ad oggi. Ho letto anche di una mostra temporanea sul Futurismo. Anche un torneo internazionale di scacchi. Qualcosa non lo ricordo sicuramente, così come non ricordo i dettagli. Per andare al piano di sopra si sale una splendida scala: alle pareti bellissimi quadri del settecento e dell'ottocento. Nella brochure che descrive il Palazzo si legge che la quadreria appartiene alla Fraternita dei laici, antichissima istituzione aretina, nata nel 1263; alcuni quadri rappresentano ritratti dei benefattori che sostennero questa istituzione.
 
Ero già stato a questo piano in mattinata per il convegno ma non avevo visto, oltre alla sala dei lavori, il resto. Una serie di stanze e nei corridoi colori e vessilli e abiti del saracino: rievocazione storica molto sentita dagli aretini e, mi dicono, straordinariamente suggestiva e spettacolare: si svolge due volte ogni anno proprio in Piazza Grande. Le sale sono tutte attrezzate per ospitare la numerosa e variegata mole di manifestazioni che quotidianamente vi si svolgono. In alcune di queste l'interessante mostra di disegni del Vasari (che fu aretino).
 
Poi trovo il museo della comunicazione: una grande sala ospita temporaneamente e con una organizzazione a tema, parte di una collezione che nella sua enormità viene stipata nella sala contigua e tenuta a disposizione degli studiosi. La collezione viene presentata, si legge nelle informazioni, a rotazione, scegliendo temi precisi e corredando ogni mostra con conferenze divulgative. Devo dirti che ogni particolare è sapientemente armonizzato con il tutto.
 
Non trovo altre parole che: bello! Anche qui c'è un bel viavai di persone: gruppi, famiglie, giovani e meno giovani. Si sale infine al piano di sopra con un'ascensore o una piccola scala interna e si trovano gli uffici direzionali della Fraternita dei Laici. Forse ancora non te l'ho detto: il Palazzetto è di proprietà di questo Ente. Accanto agli uffici le sorprese non mancano. Qui si ospita una collezione di disegni ottocenteschi, la “Collezione Bartolini” e un Archivio Storico che conserva sette secoli e mezzo di storia cittadina.
 
Se poi avessi voluto avrei potuto visitare anche la stanza del meccanismo cinquecentesco che fa funzionare ancora oggi lo splendido orologio di cui ti parlavo prima. Insomma, un luogo molto bello e ben organizzato, vario, interessante in tutti i suoi aspetti. Non mi aspettavo di trovare ad Arezzo qualcosa del genere. La cosa memorabile è stata per me vedere un tale fermento, una tale quantità di giovani intorno alla cultura e all'arte, inattesa specialmente in una città di provincia. Mi sono talmente e positivamente meravigliato che mi sono fermato ad Arezzo con l'intenzione scoprirla e di conoscere i suoi abitanti.