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INTEGRAZIONE, ASSIMILAZIONE E LIBERTA'...

Razzismo-nei-bambini(di Danilo Petri) - La società italiana è stata plasmata da una forma originale catto-socialista. Prescindendo dagli esiti economici possiamo ben cogliere questo aspetto formativo nel rapporto confuso e presuntuoso che gli italiani hanno con l'integrazione.

Gli italiani non sono cocciuti sciovinisti come i francesi ma mutuano dai transalpini l'ottusità identitaria. Alcuni fra i problemi principali si nascondono nelle fallacie linguistiche che riempiono giornali, tv e social.

Integrazione non è sinonimo di assimilazione: quando si pretende che gli stranieri (altri usi, culture, tradizioni e religioni) si comportino come noi ci costringiamo in un vicolo senza sbocchi. L'integrazione in senso liberale forte significa inter-culturalità, inter-religiosità, accettazione di usanze discordanti nel tentativo progressivo di convivenza, tolleranza, finanche amicizia.

Gli esperimenti di integrazione europei hanno fallito questo obbiettivo per la presunzione di credere i propri costumi “superiori” a quelli altrui e pretendendo assimilazione oppure marginalizzando (in enclave e cose simili) i gruppi stranieri.

Questo errore storico origina nella volontà di imporre una libertà positiva (il socialismo ne è dottrina), ovvero: ti dico io come si fa ad essere libero. Non da meno ha agito in questo errore la presunzione identitaria e religiosa cattolica: la mia religione è la migliore del mondo. Non sottovaluterei anche le colpe di un laicismo socialista che sconfina dai suoi principi statuali per intromettersi nella sfera privata e sociale.

La nostra cultura si dovrebbe basare e consolidare nel diritto, nel parlamentarismo, nella libertà individuale delimitata soltanto dalle leggi. Quando si pensa che un “costume” straniero è ostile al buon convivere sociale, si facciano le leggi per impedirlo! Si riporti alla democrazia il compito di eliminare presunti conflitti culturali: chi ama i divieti del cavolo, ostili alla libertà individuale in nome di una libertà calata dall'alto voterà i partiti che li propongono chi ama la libertà, anche quella degli “altri”, non voterà mai quei partiti.

Riflettiamo sul fatto che i nostri costumi sono frutto di stratificazioni modaiole e non solo culturali. Si rifletta sulle mille schifezze estetiche ed etiche che illustrano il nostro mondo. Si osservi le contraddizioni di “costume” sul valore e la dignità della donna nella nostra “cultura”.

C'è sempre modo di migliorare e le contaminazioni sono sempre state fruttifere in questo senso. Insomma, ragioniamo invece di ergersi a maestri di civiltà. Il ragionamento lineare, la riflessione corazzata di buona cultura e l'amore sincero e profondo per la libertà possono consolidare il meglio della nostra civiltà: il resto è declino o resa.