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"HO CREDUTO IN HITLER!"

(Di Daniele Capezzone) - Gianmarco Pondrano Altavilla è il presidente del Centro Salvemini. Da storico coraggioso e sensibile, non ha paura di maneggiare materiale incandescente: anzi, a maggior...

"NON CI SONO LE CONDIZIONI PER UN MIO IMPEGNO ELETTORALE IL 4 MARZO PROSSIMO".

(Di Daniele Capezzone) - Non ci sono le condizioni per un mio impegno elettorale il 4 marzo prossimo. “O staremo in piedi sui princìpi, o non staremo in piedi affatto”, disse la signora Thatcher....

"Energie PER L'Italia" - Programma di governo - Cap. 10. "PER un welfare sussidiario e una sanità efficiente"...

(A cura della Redazione - Fonte: sito di "Energie PER L'Italia") - «Noi crediamo che il principale motore del “bene comune” non sia lo Stato, ma la società e le sue articolazioni spontanee: imprese...

"Energie PER L'Italia" - Programma di Governo - Cap. 3. "PER la sicurezza delle nostre città"...

(A cura della Redazione - Fonte: sito di "Energie PER L'Italia) - «La prima forma di libertà di una persona e di una società è la sua sicurezza. Non possiamo dirci veramente liberi, se non ci...

ISLAM. LA TENTAZIONE DELLA TERAPIA RADICALE...

islam.iacono(di Giuseppe Iacono) - In questi giorni vedo sui social foto di un bombardiere che sgancia bombe, di un esplosione nucleare, di un soldato tedesco della Wehrmacht che usa un lanciafiamme presumo nella campagna di Russia della seconda guerra mondiale.

Leggo e sento dichiarazioni di politici e intellettuali che inneggiano alla guerra totale contro l’Islam, il male assoluto. Leggo e sento (anche) l’esatto contrario; da alcune parti arriva anche il messaggio che ce la siamo andata a cercare e che è tutta colpa nostra.

Sul fronte politico, il centro sinistra, che praticamente governa tutta l’Europa con qualche rarissima eccezione, è per il mantenimento dell’attuale strategia dell’accoglienza, pur con le dovute attenzioni ed azioni in merito alla sicurezza. Certamente tutti i governi si stanno rendendo conto (spero) di quanto ardua e in salita sia la strada del multiculturalismo e dell’integrazione, almeno così come è stata tracciata finora.

Sul fronte cattolico, si parla di misericordia, di non alimentare l’odio con altro odio e di fratellanza. La macchina mediatica della Chiesa in questi giorni si è mossa in maniera imponente, come sa fare bene di fronte alle sfide impossibili. L’ultima frontiera? Dare accesso ai musulmani nelle nostre chiese, come simbolo di una comunione spirituale inter religiosa che pone amore, rispetto e tolleranza al di sopra di tutto. E’ un segnale positivo? Contribuirà ad emarginare tagliagole e terroristi?

E’ curioso poi constatare come il mondo Musulmano e quello Cristiano abbiano tanti punti in comune. Fra i tanti, l'Antico e il Nuovo Testamento, della cui origine celeste in Islam non si discute, il riconoscimento del carisma dei profeti, da Adamo a Noè, da Abramo a Mosè, e il riconoscimento di Gesù stesso.

Ma è altrettanto curioso, per non dire inquietante, quanta soggettiva interpretazione offra il Corano, con tutti i suoi rigagnoli ideologici.

La Chiesa, bene o male, in 2000 anni si è evoluta, ma il Corano è rimasto inchiodato al 622 d.C., con la proclamazione a Medina, da parte del Profeta Maometto, dello Stato Islamico (“il retto sentiero”), in cui veniva sancita la fusione indissolubile fra stato e religione. Argomento di profonda emblematicità e contraddizione.

Perché fondere politica e religione apriva (ed ha aperto) la strada a tutte le possibili deviazioni dal “retto sentiero”; basta solo osservare la contrapposizione sanguinosa fra musulmani sciiti e sunniti, oggi più che mai in essere.

Perché da tempo ha aperto la strada ai professionisti della “Jihad”, termine dalle mille interpretazioni, come dalle mille interpretazioni sono gli stessi versetti del Corano, qualora estrapolati dal contesto generale in cui sono stati concepiti.

Il Papa, in rientro da Cracovia, nella rappresentazione coerente dal suo punto di vista di un Islam non violento, minimizzava il fenomeno del terrorismo come se appartenesse a frange deviate di mentecatti, dimenticando molte cose: (1) che nessun cristiano uccide e si uccide in nome di Dio; (2) che lo fanno solo i musulmani, anche se non tutti, provandone anche piacere; (3) che le cellule dormienti in occidente sono solo la manovalanza di un processo ben più ampio e “illuminato”; (4)
che siano già nazionalizzate in paesi occidentali, fa capire che sono le teste di ponte dello stesso progetto, già pianificato e iniziato da decenni; (5) che il medio oriente da decenni partorisce e forma nella manipolazione e nell’odio generazioni di futuri terroristi e che costoro, tramite l’attuale politica di accoglienza, sbarcano, sbarcheranno, si insedieranno e prolifereranno in altrettante generazioni, domiciliate e nazionalizzate a loro volta nel vecchio continente; (6) che i professionisti della “Jihad” non hanno fretta e che hanno dichiarato guerra eterna all’occidente; (7) e che il cerchio si chiude con il martirio degli adepti e l’idea fuorviata e fuorviante di un paradiso assicurato.

Fra noi e loro, il mondo di mezzo dell’Islam moderato, la prima vittima, se guardiamo i numeri, della mattanza mediorientale, anche se con buona pace per leader e dittatori, che li conoscono e li proteggono, direttamente o indirettamente.

Mi sovviene al riguardo il ricordo di un episodio nemmeno tanto lontano, nel 2014 , quando Shimon Peres e Abu Mazen si abbracciarono a Roma per poi piantare ulivi di pace nei giardini Vaticani, alla presenza di Papa Francesco. 4 giorni dopo scoppiò l’ennesima intifada da parte di Hamas, vanificando l’ennesimo tentativo di aggiungere un tassello in più al processo di pace. Cosa fece l’ANP per fermarli? Nulla.

Si può supporre (domanda) che i due soggetti in questione, nell’ambiguità con cui si sono sempre confrontati, siano le due facce della stessa medaglia? L’ANP vuole veramente la pace oppure sta li solo a raccattare aiuti e finanziamenti occidentali per la sopravvivenza dei palestinesi, facendo fare tacitamente il lavoro sporco al cugino Hamas che comunque ha giurato guerra eterna a Israele, fino alla sua distruzione? E’ fantasioso pensare ed ipotizzare scenari di questo genere? E cosa dire dei “mentecatti” che si fanno saltare in aria, uccidendo a più non posso chiunque di noi gli capiti a tiro? Hanno vite incasinate, problemi di droga e di giustizia ordinaria, hanno personalità deboli e plagiabili. Ma, che piaccia o no, sono la manovalanza folle di un progetto che di folle ha ben poco.

Questo il Papa non lo dice, nemmeno i governi, che invece sanno, non ce lo dicono. Come pure non ci dicono nulla sui “burattinai”, quelli che NON si fanno saltare in aria!

Quando si parla di immigrazione, è come se la politica e la chiesa ci volessero far capire che siamo in presenza di un fenomeno epocale spontaneo, come quello che indusse Mosé a condurre via il popolo ebraico dall’Egitto, sfruttato, maltrattato e affamato; e che di fronte a un mare, non traghettò la sua gente dall’altra parte su barche scassate e gommoni, ma, molto più semplicemente, quel mare lo aprì in due, gratis. Per poi condurli alla terra promessa, anche se forse promessa non era…

Qui di spontaneo, compresi i profughi di guerra, che sono il 3% scarso, non c’è proprio nulla. E’ tutto gestito da altro tipo di manovalanza, disseminata lungo le rotte che dall’entroterra portano al mare. Iniziano con il reclutamento di profughi e clandestini nelle località più sperdute del medio oriente e dell’Africa sub sahariana, promettono loro la salvezza e qualsiasi cosa serva per motivarli a sufficienza per abbandonare quel poco che hanno e spingerli verso un destino tutt’altro che radioso.

Gli indicano la via, attraverso vere e proprie odissee, per poi farli arrivare nei centri di imbarco, dove vengono ammassati e stipati in attesa del giorno giusto, del momento politico giusto e del tempo meteorologico giusto.

Poi via, compressi a centinaia su barche fatiscenti o gommoni enormi, verso un destino di morte in mare e quello dell’inedia e dell’abbandono a se stessi una volta arrivati nel Bengodi della “terra promessa”. Il tutto dietro pagamento di tanti soldi e senza rilascio di scontrini. Non c’è n’è uno che arrivi con i suoi documenti, glieli prendono prima dell’imbarco. Un modo voluto e sistematico di creare il maggior caos possibile sul piano dei riconoscimenti. Perché? Non arrivano vecchi, anziani o persone di mezz’età; solo maschi e donne giovani, bambini.

Il loro indottrinamento prima di partire è spietato: tutti sanno, quando riusciranno ad approdare da qualche parte, cosa dire e cosa non dire. Il copione è identico.

Che cos’è questo? Un esodo spontaneo? Un fenomeno migratorio fisiologico? Cosa sappiamo noi, opinione pubblica, di quello che c’è a monte e a valle di questo fenomeno? Cosa succede dentro un centro d’accoglienza, dove sono dislocati, come vengono riconosciute le persone, con quali criteri vengono smistate e dove; quali sono le quote di assegnazione nei paesi europei, quanti ce ne dobbiamo tenere noi? Per non parlare di alberghi e residence sequestrati, per dar loro un
tetto e anche dei soldi per vivere, a discapito dei nostri poveri che non hanno, né soldi, né dove vivere.

Cosa c’è dietro a tutto questo, cosa spinge l’attuale nomenclatura politica ad essere così enormemente accomodante verso questo fenomeno, ben sapendo meglio di me e dei tanti che si pongono le stesse domande la reale natura del problema? Si tratta di una ridistribuzione forzata del “capitale” umano per riequilibrare gli assetti demografici e produttivi di un continente che sta morendo?

Ma se così fosse (e sarebbe un progetto fin troppo illuminato) perché non aver aperto da decenni canali umanitari ufficiali? L’Europa non se ne sarebbe fatta carico? Troppo impegno, troppi rischi sul terreno, troppi investimenti? Invece così va meglio no? Solo noi italiani in prima linea, divenuti di fatto il centro d’accoglienza di tutta l’Europa? Quanti potenziali terroristi ci siamo e ci stiamo portando in casa nostra in questo modo? Non che agiscano subito, per carità, coloro che gestiscono tutto questo sono persone molto lungimiranti. E qui il cerchio si chiude proprio con loro, con i professionisti della “Jihad”, un drago dalle tante teste, con una struttura gerarchica talmente imponente, da far ritenere Cosa Nostra un’associazione di beneficenza.

I servizi segreti del mondo questo lo sanno. Sto parlando non di cose fantasiose, ma di una vera e propria Holding internazionale, ampiamente strutturata. Con una componente militare (Isis, Daesh e come lo volete chiamare), duttile, veloce e leggera, pronta a scomparire di fronte a una invasione globale occidentale, per convertirsi in guerriglia e implementare il terrorismo locale. Non è ancora successo semplicemente perché nella loro trappola non ci siamo ancora cascati.

Con una componente formativa e addestrativa; con quella terroristica interna ed esterna; con quella ideologica, quella che recluta, plasma e motiva: con quella finanziaria (armi, droga e mercato di esseri umani), con quella logistica, quella che pianifica dove e quando dirigere i flussi migratori, con la complicità degli stati canaglia in cui hanno contatti e interessi di ogni genere. Il tutto accorpato e coordinato da livelli intermedi.

Dispone di reti informatiche, informative e contro informative efficacissime. I suoi affiliati sono benestanti, ricchi, ben protetti, assolutamente non votati al martirio. Si sono generalmente formati in Occidente, sfruttando le nostre scuole, le nostre università, il nostro Know How, inventandosi spesso professioni di copertura, non necessariamente eccellenti.

Sono persone affabili, gentili, raffinate e ben introdotte nei contesti occidentali di rilevanza strategica. E qui concludo questo complicatissimo giro d’orizzonte con delle valutazioni personali.

Che esistano oggi sul pianeta disuguaglianze e ingiustizie è un dato di fatto. Che le potenze occidentali abbiano sfruttato i deboli, colonizzando per secoli il resto del mondo (medio oriente compreso) per sfruttarne le risorse, è un dato di fatto.

Che ci sia da parecchio in tutto quest’inferno anche lo zampino dell’America è più che un sospetto. A essere buoni, dal 2001 non ne hanno azzeccata una; dalla rivoluzione Komeinista in poi hanno destabilizzato l’intero medio oriente con operazioni di tutti i generi, fra l’altro finanziando ed armando i meno cattivi del momento per poi scaricarli e ritrovarseli tutti contro. E insieme a loro noi, che gli siamo andati dietro come pecore al macello, in Iraq, in Somalia, in Afghanistan, e anche in Libia, anche se in quest’ultimo caso, senza il nostro coinvolgimento diretto.

A essere smaliziati invece, gli USA hanno guardato molto bene solo e soltanto ai loro interessi, al punto da supporre che tutta la loro politica estera in medio oriente, ben altro che pasticciata e contorta, sia stata concepita apposta per mettere in ginocchio la stessa Europa, cosa che di fatto sta accadendo.

Fantapolitica? Lo sapete cosa hanno fatto gli Americani quando sono entrati in guerra in Europa al fianco dell’Inghilterra? Hanno preteso la loro compartecipazione nel controllo e negli utili del Impero Britannico dell’epoca. Non hanno fatto mai niente per niente, calcolando ogni cosa, perdite e vittoria compresa.

Al di la di tutto, comunque, quello che non capirò mai è perché i popoli di fede musulmana in genere (parlo del medio oriente e dell’intero continente africano) non siano stati in grado di autodeterminarsi secondo processi analoghi al pur martoriato percorso occidentale.

Oggi per capire se sei in Libano o in Israele senza carta geografica o un gps, basta cercare l’erba! Dove trovi erba, sei in Israele, dove trovi polvere e deserto, sei in Libano. Vi pare poco? Cosa ha impedito ed impedisce a questi popoli di evolversi sul profilo sociale, civile ed economico, con il colonialismo oramai terminato da tempo? La mancanza d risorse?

Petrolio a parte, i maggiori giacimenti di diamanti nel mondo sono in Congo, Tanzania, Botswana, Lesotho, Sud Africa, Namibia, Angola, Ghana, Sierra Leone e Guinea. In Africa, per decenni, non gli abbiamo portato solo cibo e medicinali, ma risorse economiche, tecnologiche, agricole, industriali, di tutto. Ma i popoli africani continuano a farsi guerre, per la volontà politica di dittatori e governanti spietati e corrotti. Da qui esodi enormi da uno stato all’altro, ora dall’Africa sub sahariana verso l’occidente.

Nel medio oriente invece, dopo la rivoluzione Komeinista, gli stati laici sono caduti uno ad uno, trasformandosi tutti in repubbliche islamiche, dove sappiamo tutti cosa e quanto valgano i principi di libertà, cultura e democrazia.

L’Islamismo radicale poi, che molti benpensanti riconducono ad un fenomeno quasi marginale, fin quando uno di loro non viene scannato in diretta, è il cancro assoluto nel mondo dopo la fame a cui molti popoli sono costretti per le responsabilità oggettive dei sistemi che li governano e non di certo nostre, quanto meno europee.

Alla fine, ma proprio alla fine, ho provato a immaginare cosa rappresenti l’Europa dal loro punto di vista: e allora, dall’altra parte del mondo, io ho visto solo una grossa vacca da mungere e da sfruttare in tutti i settori possibili. Non tanto per punirla, quanto per la visione molto più semplicistica che si fa prima a sfruttare un sistema esistente ed efficiente, piuttosto che farne uno nuovo, come invece avrebbero dovuto e potuto fare, spogliandosi di quel vittimismo schifoso che li tormenta, rimboccandosi le maniche e dandosi semplicemente da fare.

Ecco, io credo di essere arrivato al punto di non ritorno. Finora mi sono sforzato (veramente) di non cavalcare nessuna onda emotiva e di dare un’interpretazione credo coerente della situazione in cui la civiltà occidentale si trova. Ho scritto di
cose che so ed ho ipotizzato scenari non ufficialmente riconosciuti, ma, almeno dal mio punto di vista, intuibili e deducibili dall’analisi attenta del contesto generale. Oltretutto nessun governo ci verrà mai a dire cosa stia succedendo veramente e men che mai lo faranno i mezzi di informazione ufficiali, che altro non sono che la loro mano mediatica.

Tornando quindi sul titolo di questo scritto “Sulla tentazione della Terapia Radicale”, credo a questo punto di aver fornito gli spunti sufficienti per invitare tutti coloro che si gonfiano il petto con la semplificazione che una guerra su larga scala possa risolvere tutto, a rivedere le loro posizioni. E lo dico da militare, che si formato e preparato per fare proprio quel lavoro sporco che si chiama guerra. Lo vorrei dire soprattutto a quella politica che fa del populismo il suo cavallo di battaglia a buon mercato, che produce odio, si alimenta solo di paure e non riesce a vedere il contesto generale.

Da tempo si sono aperte frontiere oscure, mai esplorate nel corso dei secoli. La storia, che normalmente si ripete, questa volta ha gli occhi bendati, tanto è imponente la sfida che ci attende. Magari non sarà una storia a lieto fine, ma quanto meno - lo chiedo alla politica - che ci si sieda tutti intorno a un tavolo e si faccia il punto della situazione per quella che è, senza isterie, chiudendo in un cassetto convenienze, ideologie e utopie e buttando via la chiave.

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