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"HO CREDUTO IN HITLER!"

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"NON CI SONO LE CONDIZIONI PER UN MIO IMPEGNO ELETTORALE IL 4 MARZO PROSSIMO".

(Di Daniele Capezzone) - Non ci sono le condizioni per un mio impegno elettorale il 4 marzo prossimo. “O staremo in piedi sui princìpi, o non staremo in piedi affatto”, disse la signora Thatcher....

"Energie PER L'Italia" - Programma di governo - Cap. 10. "PER un welfare sussidiario e una sanità efficiente"...

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"Energie PER L'Italia" - Programma di Governo - Cap. 3. "PER la sicurezza delle nostre città"...

(A cura della Redazione - Fonte: sito di "Energie PER L'Italia) - «La prima forma di libertà di una persona e di una società è la sua sicurezza. Non possiamo dirci veramente liberi, se non ci...

IL GENIO DI P. G. WODEHOUSE: "UNA SCOPERTA MAGICA"...

 
libro 1(di Daniele Capzzone) - Sono passati circa trent’anni (ne avrò avuti tredici o quattordici: il tempo fugge e non c’è modo di afferrarlo…) quando mio padre, finito l’anno scolastico, mi suggerì di provare a leggere qualcosa di Wodehouse. Non sapevo proprio chi fosse, questo Pelham Grenville Wodehouse: sta di fatto che, da ragazzino saputello, a pagina 1 e ancora a pagina 5 del suo primo libretto capitatomi in mano, mi parve una lettura troppo disimpegnata. Figurarsi: un “umorista”…Ma a pagina 50, dopo meno di un’oretta, ero già innamorato: di un amore assoluto, destinato a durare per tutta la vita. Da allora, oltre a leggerlo e rileggerlo in italiano e in inglese, ne sono diventato un collezionista ossessivo-compulsivo, tra librerie, librerie antiquarie, ispezioni frenetiche tra mercatini e bancarelle, fino ai più moderni “traffici” su Amazon e Ebay. Se volete davvero bene a qualcuno, fateglielo conoscere. E intanto, per voler bene a voi stessi, leggetelo o ri-scopritelo.

È stato detto (credo che il copyright sia di Evelyn Waugh) che nei romanzi di Wodehouse c’è il paradiso terrestre prima del disastro provocato dal peccato originale. È proprio così: si entra in una dimensione di “leggerezza” mozartiana che non è affatto in contraddizione con la profondità, in una distensione dello spirito che non ostacola ma rinsalda i capisaldi della cultura, delle idee, dei valori che ci sono più cari.

Wodehouse ha scritto oltre novanta romanzi (oltre a una quarantina di commedie e a circa duecento storie brevi!): una quantità che mostra anche una ferrea disciplina di autore e una assoluta regolarità di scrittura per oltre settant’anni anni di carriera, lungo i suoi novantatré anni di vita. Si tratta di storie per lo più riconducibili a quattro-cinque filoni, ad alcune “saghe” che lo hanno reso celebre: i romanzi del Castello di Blandings con al centro Lord Emsworth; le storie di Psmith; ma soprattutto l’irresistibile serie di romanzi e racconti basati sulla coppia formata da Bertram Wooster e dal suo maggiordomo Jeeves.

Wooster è un giovane di alta società, dal cuore d’oro e di eccellente famiglia, ma – diciamolo – non sveglissimo: la sua attività intellettuale più impegnativa è …il lancio di freccette presso il suo club; la sua attività sportiva principale è sfuggire a fidanzamenti con ragazze svampite o sottrarsi a zie tiranniche. E a salvarlo è sistematicamente il genio di Jeeves, il maggiordomo imperturbabile (l’evento più catastrofico può produrre su di lui, come massima reazione di panico, un impercettibile movimento di un sopracciglio, o nei casi più gravi un leggerissimo colpo di tosse…) che legge Spinoza, cita Shakespeare a memoria, e sa sempre trovare la chiave psicologica per risolvere le situazioni più intricate. Intorno a lui c’è caos, disordine, sudore, emotività: ma invariabilmente Jeeves provvede a rimettere al comando la ragione, il metodo, la saggezza, ovviamente con un perfetto aplomb, e il tutto accompagnato da un aperitivo o da un breakfast ristoratore – a seconda degli orari -, da una camicia impeccabilmente stirata, e da una cravatta ineccepibile.

libro recensioneIl mondo in cui Wodehouse ci porta è naturaliter conservatore: si tratta di un’Inghilterra da sogno. Eppure, come accade per la grande letteratura, le sue storie possono essere lette su più livelli. Un intelligente lettore “di sinistra” non potrà non apprezzare l’abisso che separa l’ignoranza del “padrone” dalla cultura del suo valletto. Un intelligente lettore “di destra” non potrà non apprezzare un’atmosfera in cui la generosità, il rispetto profondo, il valore personale, le doti individuali, rappresentano il senso più autentico della vita, della nostra avventura umana.

Ma (lasciando da parte il gioco stupido della “destra” e della “sinistra”, di cui Wodehouse potrebbe solo sorridere) la vera protagonista è proprio l’Inghilterra. È stato scritto che si tratta di un Paese forgiato dalla sua lingua e dai suoi valori. È stato scritto che si tratta di un popolo che ama – nello stesso tempo – l’ordine ma pure la libertà, la gerarchia ma insieme il free speech, che conosce la durezza della guerra ma pure la dolcezza della pace, che capisce la necessità del conflitto ma sa desiderare un buon tè o una birra. Wodehouse ce lo conferma, con la forza della narrativa, senza la noia di certa saggistica, e aggiunge una lezione – insieme – umana e letteraria: si può essere allegri senza essere superficiali, spiritosi senza essere barzellettieri, ironici senza velenosi sarcasmi, saper ridere con gli altri e non solo a spese degli altri. Sorridere – in ultima analisi – perché si capiscono gli altri, perché si accettano le debolezze altrui come specchio delle proprie, perché si riconosce la forza di un destino e di un caso che spesso amano farsi gioco di noi: e noi siamo chiamati a reagire con dignità, con intelligenza, e pure con un sorriso.

Non tutto è stato facile nella vita reale di Wodehouse. Un episodio lo ferì profondamente: dopo essere stato prigioniero in Germania nei primissimi anni Quaranta, si rese disponibile ad alcune trasmissioni radiofoniche nel suo stile leggero e sorridente. La cosa fu reputata da alcuni, in Inghilterra, come un cedimento al collaborazionismo: chi conosceva Wodehouse ritenne semplicemente incredibile questa interpretazione. Sta di fatto che, forse amareggiato, dopo la guerra decise di stabilirsi in America, dove visse fino al 1975.

Leggetelo, leggetelo, leggetelo, e poi rileggetelo. E’ terapeutico. In italiano lo pubblicò prima la casa editrice Elmo (con deliziose copertine illustrate su sfondo arancione: un tesoro per noi collezionisti!), poi più recentemente Mursia. Ma ora, da qualche anno, si deve alla lodevolissima iniziativa dell’editore Polillo l’elegante ripubblicazione in un’apposita collana (“i Jeeves”) di molti fra i migliori romanzi di Wodehouse. Invece, in inglese trovate tantissime sue opere disponibili e pubblicate dall’editore Arrow Books, in un amplissimo e soddisfacente catalogo.

Devo avvisarvi che anche un ottimo conoscitore dell’inglese farà bene a tenere a portata di mano un vocabolario: le invenzioni linguistiche di Wodehouse sono continue, e leggerlo in lingua originale è una meravigliosa occasione per conoscenze sempre nuove. Per imparare e – insieme – sorridere, e soprattutto per non dimenticare mai che, in qualunque momento e condizione della propria vita, c’è sempre tempo (e utilità! e miglioramento di sé!) nell’una e nell’altra cosa: sia nell’imparare che nel sorridere.

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