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LETTERA APERTA A TOTO'...

Con lamico Giuseppe Iacono, a destra con la maglietta bianca.(di Giuseppe Iacono)

Caro Totò, ti ho letto e riletto nell’intervista del 16 luglio scorso, che hai rilasciato a Riccardo Fucile, dal titolo:

A DESTRA QUALCOSA SI MUOVE. INTERVISTA A TOTO’ CASTELLO, “IL GIOVANE SAGGIO”: “UMILTA’, SPIRITO DI SERVIZIO E SAPER PARLARE AL CUORE DELLA GENTE, PER UNA DESTRA CHE VUOL TORNARE PROTAGONISTA”.

Oramai ti conosco e ti seguo da mesi e non c’è nulla di quello che dici e scrivi che non trovo condivisibile al mille per mille.

Uscendo fuori dalle righe del convenzionale, però, vorrei dirti alcune cose per centrare meglio il punto.

La tua passione e il tuo entusiasmo sono molto coinvolgenti, ma molto disarmanti.

Disarmanti perché in un contesto sociale di degrado assoluto, che rievoca il peggiore medio evo della storia di questo paese, esci fuori tu, con una propensione personale e politica assolutamente dinamica e positiva, ma al contempo decisamente anomala; praticamente come se arrivassi da un altro pianeta, di sicuro più evoluto del nostro, e ti interrogassi: «ma qua “addò so capitato”? No, no, le cose qui vanno cambiate, assolutamente! Sennò, “chi ciò dice ‘o mast” della galassia da cui vengo?»

Ma tu, in realtà, non sei un alieno, e un padrone non ce l’hai: questo è incredibilmente bello e voglio augurarti di non averne mai.

Quasi, quasi ti si potrebbe paragonare a Renzi ma, a parte la sua assoluta mancanza di umiltà, che trovo fastidiosa e irritante, il “ragazzo” è pur sempre uno di sinistra, diversamente di sinistra, come dici; e chi ama veramente l’Italia non può essere di sinistra. Non è un teorema, è un postulato.

Ciò che fai e dici, Totò, è inversamente proporzionale ai milioni di italiani, che si sono rifugiati nel partito del non voto o del puro voto di protesta; ed è inversamente proporzionale al malaffare che la fa da padrone nelle nostre terre, nella terra dei fuochi, nei quartieri degradati delle nostre periferie; alla morsa ossessiva dei palazzi del potere nazionali, regionali e locali; all'arroganza dei poteri forti, delle multinazionali, delle banche, dei gruppi finanziari e delle lobbies.

Ci vuole proprio il coraggio e l’incoscienza di uno scugnizzo come te per farmi sognare una Napoli libera dall’oppressione della rassegnazione e un paese finalmente civile, l’Italia, che civile non è mai stata e non sempre per colpa degli Italiani.

Molti tuoi coetanei della nostra area politica, vogliono anch’essi o vorrebbero cambiare le cose ma non parlano e non scrivono come te, non dimostrano la stima, l’interesse e l’affetto che tu hai per la gente di strada, il tuo girare per vicoli e condomìni, non dimostrano o non hanno il tuo spirito di servizio, non “accendono”. E poi, fammelo dire, parlano troppo di cultura in un paese che colto non è, soprattutto non lo è dentro, asservito da sempre alle scorciatoie della convenienza quotidiana.

Tu accendi, Totò: questa è la tua singolarità, il tuo punto di forza assoluto, la nuova vera cultura, e forse anche il tuo tallone d’Achille. Ma sei intelligente a sufficienza per capirlo e quindi per porre in essere difese idonee al fortino della tua passione.

Quando avevo la mia compagnia di “najoni” ed ero un giovane capitano, mi sforzavo di comportarmi come un buon padre di famiglia, pur nei limiti di un’età (la mia dell’epoca) che del tutto matura magari non era. Usavo molto la parola, poco il bastone, e quando l’usavo ci andavo giù duro; davo l’esempio, vivevo e lavoravo con loro, mi sporcavo le mani con loro, prevenivo le loro furbate, inquadravo all’istante il “capo bastone” o aspirante tale, ma non lo contrastavo, piuttosto me lo portavo dalla mia parte se ci riuscivo; così di notte, nelle camerate, dopo il silenzio, io stesso potevo dormire a casa mia sonni tranquilli.

I miei soldati mi hanno rispettato sempre, mai temuto o sottovalutato.

Non frequentavo i circoli, o le feste di categoria; con i miei colleghi legavo quel tanto che bastava; ho fatto quindi delle scelte, preferendo il consenso della base al plauso ipocrita di colleghi e di “corrente” dei miei superiori.

Con questi ultimi non ho mai avuto problemi: obbedivo agli ordini.

Quindi non ho fatto una grande carriera, come, per altri versi, non l’hanno fatta in tanti che la pensavano e la pensano come me. Ma la carriera militare, come qualsiasi altro tipo di carriera, ha dei protocolli nascosti ben noti, che rientrano a pieno titolo, nello scarso “illuminismo” delle menti e dei cuori di molte persone.

La carriera politica è diversa, secondo me: ottieni il consenso dal basso, non sporcarti mai le mani, risolvi i problemi della gente, dimostra loro che gli vuoi bene, non tradirla mai e arriverai in alto.

Una domanda e un’osservazione, per concludere, Totò.

La domanda: è una domanda, la cui risposta mi incuriosisce, perché mi appassiona tanto quanto la sconfitta di tutte le mafie (altra questione molto complessa). “Le sfide del liberismo economico”, quella “destra che ancora non c’è”, come le affronterebbe e quali sono?

L’osservazione: tu tendi a sottovalutarti Totò, e fai bene, ma fa un favore a te stesso, cerca di non trasformare questa “dote” in insicurezza. Mi rendo conto che stai arrivando a un bivio della tua vita in cui occorre fare delle scelte: e ne incontrerai sicuramente degli altri, che ti indurranno ad altre difficili scelte.

Il mio incoraggiamento e il mio sprone è quello di seguire l’onda di marea che ti stà montando dentro, senza però mai montarti la testa. Capo chino, occhio vigile e svelto, gioca da libero, come sai e vuoi fare. Sii sempre uno scugnizzo, quindi sii sempre te stesso.

E proprio per finire, la corte di Fini non esiste, quindi non esistono cortigiani o quanto meno non ne dovrebbero esistere.

Tanto, in un Italia finalmente matura, quale quella che io mi auguro che sarà, le persone sapranno finalmente distinguere fra cavalieri e cortigiani.

Con grande affetto e stima. Col. E.I. Giuseppe Iacono. Campano di cuore. Veronese di circostanza.

Verona, 19 luglio 2014

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