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BONINO, CI STAI PENSANDO?

emma bonino(di Danilo Petri) - Negli ultimi due anni in Italia, l’Italia politica, quella delle offerte politiche, si è assistito ad un proliferare enorme di piccole o piccolissime formazioni di matrice liberale.

Nell’agosto del 2012 fu la voce radiofonica di Oscar Giannino ad infiammare il risveglio di un anima liberale nel corpo emotivo e razionale di molti italiani. Quel grido trovò sponda intellettuale in un gruppo di economisti che, dal “rumore americano” delle accademie, tentò di srotolare una serie di possibili provvedimenti per la disastrata economia nazionale e ne fece un programma elettorale: nacque “Fermare il Declino”. In pochi mesi oltre settantamila iscritti al sito della nuova organizzazione, presidi e gruppi in tutta Italia, grande partecipazione nel web e nei social in particolare: il popolo, per una battaglia politica c’era.

Poi tutto crollò alla vigilia delle elezioni del 2013 (sarebbe penoso ricordare i fatti nel dettaglio). Però. Quel popolo, variegato e incoerente, dottrinario troppe volte e spesso confuso, continuò il dibattito e, come detto, cominciò a tentare nuove strade non prima di aver tentato di salvare FARE (mal guidato andò a sbattere la faccia alle elezioni europee del ’14 senza più riprendersi).

La politica a livello nazionale non può essere fatta senza leader carismatici e popolari, senza soldi, senza ispirare una speranza, un sogno, una possibilità di affermazione. Tutto resta velleitario e confuso quando mancano i presupposti.

Ovviamente il popolo dei “liberali” è variegato, spesso confuso, unito soltanto da alcuni punti di sostanza, i soliti, antichi assiomi: meno stato (ladro), più mercato (virtuoso) meno tasse, meno spesa pubblica. Quando si sale su elementi ideologici (termine da intendersi in senso virtuoso) le cose si complicano: si va dagli anarchici agli archici (secondo lo schemino semplificatorio di Carlo Gambescia); si va dai pluralisti, relativisti fino ai massimalisti, ai dottrinari assoluti, ai fanatici; si va dagli agnostici, atei ai cristiani ortodossi; si va dal buon senso alle esagerazioni fascio-leghiste (mi scuso per questa definizione attuale ma davvero brutta e superficiale). Tutto questo florilegio di posizioni individuali è il vero motivo dell’impossibilità di un unione politica dei liberali da offrire al pubblico elettorale.

Ci vorrebbe una leadership capace di tenere insieme le iperboli ideali individualistiche dentro una cornice condivisa, lasciando le smanie personali alle pagine dei social e facendo sintesi concreta e spendibile sul piano elettorale. Adesso si sta aprendo l’ennesima possibilità (almeno per me che non smetto di sognare...).

In questi giorni una apparentemente improvvida “uscita” di Pannella contro Bonino potrebbe aprire una speranza. Emma Bonino è unanimemente riconosciuta per la sua statura di statista, per la sua impostazione autenticamente liberale, fatta di profondo studio e pratica di un liberalismo che amerei definire dinamico: fuori da qualsiasi dottrinarismo, legato al presente e capace di immaginare un futuro.

Una donna forte, testa alta, piccola e grande ad un tempo, come lo furono alcuni suoi grandi ispiratori; una donna che ha lottato duramente senza sottrarsi agli schiaffi dell’opinione pubblica, senza sottrarsi ad impegni di governo nazionali e internazionali sempre con risultati soddisfacenti; una donna umile e intelligente e dotata di sicuro carisma politico e umano.

Una leader nata ma non cresciuta come tale sotto la pesante, ingombrante, ieratica quasi, invadenza del grande presbite della politica dei diritti in Italia: Pannella. Pannella che ha fatto del più importante movimento liberale italiano del dopoguerra (persino più grande in termini di visione di quello che fu il PLI di Malagodi) una setta, un partitello velleitario guidato dall’enfasi di comando del suo capo indiscusso. Grande Pannella ma inutile ormai.

Se soltanto Emma Bonino sentisse profondamente una ultima chiamata al servizio della “causa liberale” e si mettesse alla guida di una formazione politica, non prima di aver pianificato metodi e contenuti e non prima di aver individuato persone e idee rivolte al futuro in nome della libertà, potrebbe ottenere un grande consenso e i liberali potrebbero finalmente avere una degna “casa” anche in Italia. Se lei trovasse la forza di farlo, io farei un ultimo sforzo e cercherei di dare una mano.

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Il "laboratorio" politico e sociale per una nuova stagione di idee...

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